Parrocchia di S.M.Maggiore
feriale 8.30 19.00
festive 7- 8.30-10-11.15 19.00
festiva 12.30 (in Inglese)
prefestiva 19.00

Parrocchia di Cristo Risorto
feriali 8.30
mar.-ven. 19.00
prefestiva 19.00
festive 8.30-10.00-11.15 19.00

Santuario Perpetuo Soccorso
feriale 6.30 - 7.30 - 9.00 19.30
prefestiva 19.00
festive 6.30-8.30-10.00-11.30 19.00

Parr. di S.G.Battista
feriale 8.00
prefestiva 19.00
festive 8.00-10.30

Chiesa di San Rocco

Chiesa di S.Valentino

Chiesa di San Salvar

Centro Anziani IPAB
sabato 16.30

Cappella Ospedale
Domenica e festività 9.30

Home


 


urante l’estate si va di qua e di là approfittando anche del sole e di un po’ di tempo più libero a motivo delle ferie-vacanze. Mentre si va, si guarda e ci si riempie gli occhi e il cuore di paesaggi, di situazioni, di persone, di cose. È bello andare e…fotografare. Una delle foto più ricorrenti che ho spesso scattato durante gli incontri con tanti adulti, aveva tinte abbastanza fosche, con facce tirate dalla stanchezza e corpi colti in momenti di sfiducia.
E la comunità che faceva da sfondo non era molto più animata: serpeggiava una litania di lamentele che, seppur fissate nell’istantanea dell’immagine, ugualmente continuavano a ronzare all’udito. Più o meno dicevano così: Una volta sì che le cose andavano bene; una volta c’era più rispetto; una volta la famiglia, una volta, ai miei tempi …”.
Tante di queste foto le ho cestinate immediatamente, come si fa quando tra le migliaia scattate, alcune riescono ora sfuocate, ora scentrate, ora sovraesposte. E le ho cestinate volentieri, tutte quelle che si concentravano a parlar male delle giovani generazioni, assolutamente negative e senza un minimo di fiducia e di speranza, quasi a lodare le epoche passate come le uniche vere e autentiche. E questo anche circa la fede, quasi a dire che c’è un tempo più di un altro adatto al vangelo, magari solo perché quelle epoche e quelle culture erano sociologicamente cristiane. Da che mondo è mondo, ogni generazione si dispera nei confronti della precedente, giudicandola inadeguata e perversa; cerca per questo di scattare delle foto orribili per arrivare alla conclusione del tipo:Ma dove andremo a finire? Ormai stiamo cadendo nel baratro; ormai siamo perduti!
Vi va di guardare insieme con me un’immagine antica?
Scartabellando tra le mie raccolte, è saltata fuori una tavoletta assiro-babilonese, risalente a circa tremila anni fa. Sembra scattata ieri: La gioventù di oggi è corrotta nell’anima, è malvagia, empia, infingarda. Non potrà mai essere ciò che era la gioventù di una volta e non potrà mai conservare la nostra cultura. Mi affiora un leggero sorriso di compassione ogni volta che mi vien tra le mani questa tavoletta e ancor di più ogni volta che la sento attualizzata da sprovvedute generazioni di lamentosi e nostalgici; e penso: che sia una vendetta visto che, a sua volta, i vecchi dei tempi passati l’avranno detta di loro quando erano giovani generazioni? E l’immagine che si compone nella mia mente è quella di gente continuamente e sempre più ripiegata su se stessa fino a produrre un ammasso di freddi marmi, statici e insensibili.
O forse è gelosia di una gioventù che non torna più! Mah, chissà …
La foto della gioventù di oggi che conservo dentro di me è bella e luminosa! Problematica perché carica di attese e di domande, ma bella. Certamente fragile e inquieta, come tutto ciò che è in ricerca e in cammino di realizzazione e maturazione: ma questo non può essere un pregio? E poi, è in cerca di senso e di dar ragione alla speranza che cova dentro ogni uomo e donna.
Non vi pare sufficiente tutto questo per cogliere quella ricchezza di umanità che dà valore a un’esistenza? E questo non è un indizio che ci fa cogliere che anche loro sono capaci di Dio, ricercato per cammini differenti e a volte poco praticati?
A volte, la fine di certe sicurezze è foriera di qualcosa di impensato e ricco della sorpresa dello Spirito, che mai turba la gioia dei suoi figli se non per prepararne una più certa e più grande.
Mentre mi corre tra le mani questa foto dei giovani d’oggi, la mente si proietta verso una realtà più ampia e immagino il ritratto della comunità di Bussolengo, pronta a ripartire per un nuovo anno pastorale. Non sappiamo che profilo ne verrà. Ma alcuni elementi li possiamo già intravvedere, così come i protagonisti che pian piano si mettono in posizione.
Innanzitutto non potrà mancare la luce, quella del mattino di Pasqua: non abbaglierà gli occhi, ma ci renderà capaci di cogliere i segni del passaggio della Buona Notizia che percorrerà la nostra quotidianità. E questo perché il Signore non vorrà lasciare nessuno privo del suo Vangelo. E chi si immetterà in questa dinamica sperimenterà che il Vangelo rende buona e bella la vita!
Magari sarà questo un passaggio radicale di cui si ha estrema necessità: ci farà passare da quel cristianesimo sociologico, che ha segnato la nostra società di paese dalle radici cristiane (di cui siamo anche grati), a un cristianesimo della grazia, edificato con lo stile che Dio usa, al di là del nostro stile che si ferma al successo ed è improntato sui numeri e sulle formalità di convenienza. Dio usa lo stile del lievito che fermenta la massa: chi fa il pane conosce bene questo “miracolo” di un qualcosa di impercettibile e quasi invisibile, capace però di far gonfiare la pasta.
Sarà il “miracolo” che sorprenderà Bussolengo quando il piccolo e pressoché insignificante bene contagerà il vivere di tante persone. Il Signore per vincere il buio delle tenebre notturne accende la luce del giorno: un’attività solare tutta da imparare da chi è preoccupato di vincere il male con il male; da chi non vede soluzione alla violenza se non nella violenza stessa; da chi predica solo odio e chiusure e non coltiva mai altre forze né le riconosce presenti in sé né attorno a sé…e nemmeno le coglie come provenienti da Dio e consegnate nelle nostre mani: forze di bontà e generosità, forze di bellezza e di libertà.
A chi è tutto intento a guardare solo i propri difetti e a piangersi addosso, a chi si lamenta del mondo perché nulla va bene, ricordiamo innanzitutto che nessuno è privo di debolezze e difetti (e quanto fa bene riconoscerlo!). E poi, lo invitiamo a conquistare lo sguardo di Dio nel mondo: il bene conta più del male; il bene possibile domani (e per questo messo nelle nostre mani) è più importante del peccato di ieri. Anche perché l’uomo e la donna sono stati creati a immagine e somiglianza del Creatore e non del male. Per questo mai e poi mai, nessun uomo o donna coincidono con il peccato, né con la debolezza, né con lo sbaglio che hanno in cuore! La strategia di Dio, deve diventare la nostra: soffocare il male dentro e fuori di noi con la bontà e la generosità, che sono i frammenti di Dio e i suoi semi lanciati prodigamente e copiosamente in noi e nel mondo.
Amare questi semi di Dio; desiderare questi germi di vita; custodirne i germogli che vediamo e vedremo spuntare in tutte le creature; pazientare con mitezza senza intolleranza né integralismi; confidare e affidarsi alla fecondità dello Spirito: non credete che siano vere e necessarie componenti perché la foto della comunità di Santa Maria Maggiore risplenda e lasci intravvedere la luce della Pasqua?
Sarà un ritratto anche profumato perché avrà in sé la fragranza dei testimoni che vincono il male con il bene, il buono, il bello!
Buon cammino pastorale, cara comunità!





Visita il sito dei
PADRI ROGAZIONISTI
di Napoli


 
Aggiornamenti

18-09-2017: aggiornato "calendario"

18-09-2017: aggiornato "omelie"

18-09-2017: aggiornato "Liturgia della parola"
 
04-09-2017: inserito programma "Corso fidanzati" 2017

04-09-2017: inserito ultimo numero di "Come il pane"

12-08-2017: pubblicato
"Giornalino del GREST"

06-07-2017: pubblicato filmato IV serata de "I martedì di S. Salvar"

25-06-2017: pubblicato report fotografico del viaggio in Terra Santa del marzo 2017

07-06-2017: pubblicato OdG del prossimo "Consiglio Pastorale"

03-06-2017: spostato pagine "Catechesi", e "SS. Quarantore" in "archivio"

05-02-2017: inserito filmati Concerti di Natale 2015 e 2016 del Coro Girasole

15-12-2016: celebrazione nel quarto anniversario della morte di don Fabiano