Parrocchia di S.M.Maggiore
feriale 8.30 19.00
festive 7- 8.30-10-11.15 19.00
festiva 12.30 (in Inglese)
prefestiva 18.00

Parrocchia di Cristo Risorto
feriali 8.30
giovedì 19.00
prefestiva 19.00
festive 8.30-10.00-11.15 19.00

Santuario Perpetuo Soccorso
feriale 6.30 - 7.30 - 9.00 19.30
prefestiva 19.00
festive 6.30-8.30-10.00-11.30 19.00

Parr. di S.G.Battista
feriale 8.00
prefestiva 19.00
festive 8.00-10.30

Chiesa di San Rocco

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sabato 16.30

Cappella Ospedale
Domenica e festività 9.30

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arissimo Nicola,

è stata una bella sorpresa ritrovarti dopo qualche anno. Il tempo che ci siamo dedicato non è stato molto, però bello e intenso. Per me un dono! Non ci siamo fermati ai convenevoli (non interessavano né a te né a me! E’ troppo prezioso il ritrovarsi per perdersi in banalità e qualunquismi di frasi fatte). Non lo so come (forse lo sguardo, forse i ricordi di esperienze vissute insieme, forse la famigliarità, forse tutto questo e altro insieme), ma immediatamente abbiamo parlato di noi e poi di Dio. Mi hai detto del tuo allontanamento da Lui; mi hai parlato dell’interesse che si è via via affievolito fino a perdersi; mi hai fatto partecipe della scomparsa di significato della sua presenza nella tua vita. Ho cercato di metterti davanti qualche riflessione, provocandoti con delle domande, anche se mio intento primario era quello di ascoltarti per cogliere l’anima del tuo discorso. Mi ha colpito quella che chiamavi “coerenza”: “Voglio essere coerente fino in fondo, dicevi, per cui non è giusto che vada in chiesa ogni tanto, magari a Pasqua o Natale”.  A nessuno dei due interessava un dibattito a colpi di frasi fatte, destinate a colpire l’avversario per tramortirlo e stenderlo a tappeto. Non siamo avversari, lo sappiamo tutti e due. In quel momento mi sono solo permesso di allertarti sul fatto che non si può far a meno di un Dio: e quando se ne smarrisce uno, facilmente ne fa capolino subito un altro. Forse inconsciamente, ma è molto facile che avvenga. Mi hai guardato un po’ perplesso, e ci siamo lasciati con tanta cordialità. Arrivato a sera e ritrovata un po’ di calma, ho ripensato al bel momento e alla grazia di averti incontrato. Non ho resistito alla tentazione di prendere in mano la penna, che ha cominciato a correre per il foglio, fino a diventare una lettera. Veloce, intensa e vera. Te la mando tramite le colonne di Come il pane, così può arrivare ad altri cercatori di Dio che, magari inconsciamente, vogliono lasciarsi sorprendere dal Mistero.
Caro Nicola, il fatto che ti sia fermato sulla soglia della fede e che Dio l’abbia intravisto dentro la stanza senza aver avuto l’opportunità o la voglia di incontrarlo, non preclude che possa entrare.
Non chiudere la porta: potresti perdere l’occasione di sperimentare e gustare la bellezza che in quella stanza, che per ora non hai mai visitato, ci può essere. Dipende da te! E cose finora ritenute senza significato possono essere riscoperte come risorsa che dà luce alla vita.

Credo che anche la tua esistenza sia attraversata da domande inquietanti: non è banalità, né oziosità né filosofia di bassa lega parlare di felicità e di saggezza, di amore e dei suoi successi e fallimenti, di giustizia e pace, di festa e quotidianità…
Alla radice di questi interrogativi,  non possiamo forse immaginare la presenza di un punto unificante, una specie di orizzonte capace di far unità nel groviglio di ogni avventura umana?  Mi sembra che alla radice di ogni esistenza ci sia una domanda di senso e di speranza, particolarmente drammatica oggi perché si sono infranti quei processi attraverso cui il contesto culturale e sociale suggeriva il significato dell’esistenza.  Siamo diventati più maturi e insieme più soli. Resta il bisogno di organizzare i frammenti. Molta gente sembra rassegnata e vive alla giornata, come se la questione del senso della vita e di un orizzonte unificante sia ormai irrilevante. Altri riscoprono la domanda in situazioni estreme e poi la lasciano cadere senza troppe preoccupazioni.
Ho un po’ di esperienza e la vita mi ha offerto la possibilità di ascoltare tanti e di accompagnare il cammino di giovani e adulti. Credo di poter affermare che evadere la ricerca di senso o rassegnarsi a una mancanza di speranza vuol dire impoverire la qualità della vita per sé e per gli altri.
E chi accetta di porsi in strada, non si ferma facilmente perché si va sempre più a fondo, e nel profondo della domanda di senso e di speranza, qualcosa orienta verso il mistero: Dio, chi sei? Dove sei? Come possiamo vedere il tuo volto?
Il problema non è se Dio esista o non esista: non ci serve constatare la presenza o l’assenza di qualcuno che sta lontano a contemplare le cose fuori dalla mischia, impassibile.
Ci chiediamo chi è Dio quando veniamo a sapere di eventi terribili, che non dipendono da una cattiva volontà. Ci diciamo, allora: chi sei? Dov’è finito il tuo amore se tanti innocenti piangono e non sanno nemmeno contro chi imprecare?
Ce lo chiediamo quando decidiamo di prendere tra le mani la nostra esistenza: chi sono io, che mi scopro sempre più indecifrabile? C’è un nesso tra l’uomo che sono e Dio?
E poi, la domanda risuona inquietante quando ci interroghiamo sul futuro della nostra vita e della storia. Ci interroghiamo sul Mistero, perché onestamente ci sembra di non bastare a noi stessi e guardiamo al futuro con trepidazione.
Vivere con consapevolezza e responsabilità richiede già un atto grande di fede. Aumentare questa fede, spingerla oltre se stessa vuol dire aprirsi a Colui che ci
chiama dal profondo di ciò che siamo e che ha fatto risuonare la sua voce nel tempo per ognuno di noi.

Aumenta la nostra fede!” a questa richiesta degli apostoli (che poi altro non è se non la voce di coloro che sono alla ricerca di Dio con umiltà e desiderio), Gesù risponde: “Se aveste fede pari a un granellino di senape, direte a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile” (Vangelo di Matteo).
Credere, carissimo, non è assentire a una dimostrazione chiara o a un progetto privo di incognite: credere è fidarsi di Qualcuno, rimettere la propria vita nelle mani di un altro perché sia lui l’unico Signore. In fin dei conti, è un po’ quello che fa chi si sposa: la base dello stare insieme, la forza dell’incontro, la luce dell’amore è la fiducia, il fidarsi, l’affidarsi l’uno all’altra.
Allora, fede è resa, consegna, abbandono, accoglienza di Dio che per primo ci cerca, ci trova, ci incontra. Se lo cerchiamo, è perché Lui ci ha già trovato.
Eppure, credere non è atto irragionevole: le domande inquietanti sul senso della vita impegnano il ragionamento e lo superano, però, perché siamo molto di più della nostra testa: il cuore, le emozioni, gli affetti, i sentimenti sono parte attiva e viva della persona (guai a chi si confina nella propria testa … rischia di scoppiare).
Permettetemi un’ultima precisazione al riguardo: siamo tutti cercatori inquieti di Dio. Forse il primo e più inquieto sono io! Potrei perfino affermare che il credente è un ateo che ogni giorno si sforza di cominciare a credere. L’incontro con Dio dev’essere rinnovato quotidianamente; e dev’essere nutrito: se non ascolto la sua Parola, se non mangio il Pane-eucarestia, se non parlo con un po’ di preghiera con Dio come posso andare avanti? Rischio di inaridire e morire poi.
Analogamente, ritengo che il non credente nient’altro sia che un credente che ogni giorno vive la lotta inversa, la lotta di cominciare a non credere: non l’ateo superficiale, ma chi avendo cercato e non avendo trovato, patisce il dolore dell’assenza di Dio.
Forse già intuisci una mia posizione, che diventa sempre più chiara e lucida cammin facendo: sono contrario a una fede indolente, statica e abitudinaria (rispetto, ma non capisco né approvo tanti che si definiscono credenti “perché si è sempre fatto così e perché si è nati qui”); così pure sono perplesso e non accetto ogni rifiuto ideologico di Dio, ogni intolleranza comoda, che si difende evadendo le domande più vere. Sono invece affascinato davanti a chi si interroga: una fede che si interroga e che pone delle domande, una ricerca onesta che è capace di rischiare e di consegnarsi al Mistero.  Se c’è una differenza da marcare, secondo me, non è tanto quella tra credenti e non credenti, ma tra pensanti e non pensanti, tra uomini e donne che hanno il coraggio di cercare incessantemente Dio, e uomini e donne che hanno rinunciato e sembrano accontentarsi dell’orizzonte penultimo e non sanno più accendersi di desiderio dinanzi al pensiero di qualcosa di più grande e di Qualcuno che ha un tocco speciale perché capace di interpretare attese e speranze umane, altrimenti disattese.
Mi accorgo, rileggendo, che finora ti ho accennato a un cammino di progressivo avvicinamento al Mistero; ti ho detto di non aver paura; di provare… Non ti ho detto niente o quasi, del Mistero stesso, di Dio. Forse il motivo lo puoi intuire: esperienza è esperienza, incontro è incontro …
Ognuno è chiamato a una relazione che altri possono orientare, ma solo personalmente si può vivere.
Mi permetto, allora, di essere audace (e mi arrischio, cosciente di risposte negative che uno può dare): cerca di conoscere Dio!

Lasciati sorprendere da Lui!

Parti da come Gesù ne parla e non da come filosofie varie lo descrivono. Prendi in mano il Vangelo. Domandati cosa pensi di Lui, della sua vita (intendo della vita di Gesù che ha percorso la nostra storia, facendo  quello  che ha fatto, morendo in croce, incontrando le persone, soprattutto un certo tipo di gente … Un Maestro che ha lavato i piedi e ha insegnato a perdonare e che è salito fin sulla croce per morire e per vincere la morte).  Non  aver paura di Gesù: quando lo conoscerai per quello che è lo sentirai vicino, vivo, concreto…
La cosa più bella che ti può accadere (ed è questo che ti auguro di cuore) è di sentirti accolto con tenerezza ed abbracciato da una Misericordia infinita.
No, no, non sono un sentimentalone, stai tranquillo. Anzi, sono molto pratico e con i piedi per terra. Ti sto solo testimoniando la fede che ho e che ogni giorno cerco di rinnovare. “Per forza, dirai: sei prete! Queste cose devi dirle”. Credo, invece, sia vero il contrario: queste realtà, questa fede è totalmente significativa che mi ha portato a diventare prete.  E a te non porto risposte già pronte e confezionate, ma solo vorrei contagiarti dell’inquietudine della ricerca e la pace dell’incontro: “Ci hai fatto per te, Signore e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te”, diceva con profonda intuizione S. Agostino.
Ti ho scritto confidando che mi avresti letto fino alla fine e, a quanto pare, ce l’hai fatta: grazie! Se ti interessa, il dialogo può continuare: so che posso imparare tanto da te.
Ti abbraccio con tanto affetto e desiderio di bene!

 

Don Giorgio 

 

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