Parrocchia di S.M.Maggiore
feriale 8.30 19.00
festive 7- 8.30-10-11.15 19.00
festiva 12.30 (in Inglese)
prefestiva 19.00

Parrocchia di Cristo Risorto
feriali 8.30
mar.-ven. 19.30
prefestiva 19.00
festive 8.30-10.30 19.00

Santuario Perpetuo Soccorso
feriale 6.30 - 7.30 - 9.00 19.30
prefestiva 19.00
festive 6.30-8.30-10.00-11.30 19.00

Parr. di S.G.Battista
feriale 8.00
prefestiva 19.00
festive 8.00-10.30

Chiesa di San Rocco

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Domenica e festività 9.30

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ra stata la semplicità di Serena a “obbligare” la mamma ad invitarmi a cena: Perché non ti fermi a casa mia a mangiare?. L’ingenuità e l’innocenza di una bimba di sei anni non si discutono e, dopo un’occhiata mista di imbarazzo e d’intesa tra me e i genitori, divengono lo spunto per condividere un boccone e per continuare una chiacchierata appena abbozzata e frettolosamente entrata nella formalità e conclusa.
È proprio vero che i bambini sono magici e sorprendenti. E coinvolgono senza che te ne accorgi, tanto che non mi sento affatto ospite di riguardo, ma “di famiglia” come se avessi mangiato con loro anche i giorni precedenti. Tutti si apparecchia stendendo la tovaglia, ponendo i piatti e le posate e il resto che serve per mangiare un pasto insieme.
Forse attirati da una voce differente e nuova, forse mossi dal richiamo del cibo appaiono all’improvviso due giovanotti; sono i figli che, quando ero entrato in casa per visitarla, erano rimasti nelle loro stanze. La mamma aveva detto che c’erano, ma avevo capito che era meglio lasciarli alle loro faccende e ai loro studi. Solo ora, per la cena, non potevano continuare a rimanere rintanati e avevano dovuto uscire e presentarsi.
Eccoci seduti pronti a riempire il piatto.
Si mangia: chi voracemente, chi delicatamente, chi con appetito, chi con qualche distrazione davanti (e chi lo toglie il cellulare ai giovani, anche tra le occhiatacce della mamma?).
Anch’io mangio adagio, a piccoli bocconi, intento più ad ascoltare e a stimolare con qualche domanda per favorire un dialogo sereno. Mangio ed osservo: no, non per giudicare e per sentenziare chissà quale generico verdetto sulla famiglia che è così o cosà …; mangio e osservo solo per gustare il quieto discorrere, i silenzi, le battute, le attenzioni e le distrazioni. Sì, voglio gustare la vita che palpita intorno al tavolo, voglio sentire gli odori di sugo e di arrosto, voglio meravigliarmi delle generazioni differenti che lì si incrociano e si capiscono, si sopportano, a volte litigano, si vogliono bene…
Attorno alla tavola si vive!
È così carnale lo stare insieme in quel modo; è così umano passare il tempo tra il rumore della posateria e dei bicchieri che raccolgono non solo acqua o vino, ma la gratitudine e la gratuità dell’essere insieme e uniti. Carnale, umano… proprio così e nel senso più vero dei termini!
Mi accorgo, e l’occhio corre veloce come per deformazione professionale, che in un canto della stanza c’è un piccolo crocifisso di legno. Non l’avevo notato prima. La mamma coglie immediatamente l’alzarsi dei miei occhi e accenna a un sorriso, spiegando che è un dono dei testimoni delle nozze. È bello sentirla soffermarsi con orgoglio su quel particolare, diventato improvvisamente importante per tutti. Mentre la signora parla e racconta la storia di quel crocifisso, il mio sguardo scende fino ad incontrare delle incisioni sul muro. Strano che in una stanza ordinata e curata fin nei minimi particolari e resa bella da quadri e ornamenti, ci siano segni ben evidenti sul muro: “Quelle tacche sono il segno della statura dei nostri figli! Non le cancelliamo. Devono restare a ricordare il loro sviluppo e la crescita mese dopo mese, anno dopo anno”.
Che bello! Lancio uno sguardo d’insieme e vedo quasi una scala, come se fosse un chiaro invito rivolto al Cristo a scendere e a trovare posto alla tavola, anche Lui chiamato a condividere cibo e dialogo. Non sono stato capace di tacere questa semplice intuizione: nessuno l’aveva mai pensata questa cosa, ma ora che era stata espressa, tutti l’han sentita come vera. “Sì, Lui è qui; sempre è stato qui, silenzioso eppur partecipe, presente nelle fragilità e capace di far famiglia insieme con noi. Si è preso cura del nostri figli che stanno crescendo sani e intelligenti. Si è preso cura di me e di mio marito che nulla abbiamo fatto per averli così e per meritarli, al di là del fatto che siano un dono. E si è preso cura anche del nostro stare uniti: quell’ospite invisibile ci ha sollecitato a restare insieme anche quando la barca traballava per le onde minacciose …
Un dono di grazia è stato, oltre la nostra volontà!”

Non mi è stato difficile, una volta rientrato in casa e ripensando a quel momento intenso della cena, vedere in controluce un’altra cena: l’ultima di Gesù. Ho ripensato ai dialoghi dell’una e dell’altra, alle persone, ai cibi, al clima … tutto tanto differente, ma anche tanto vicino.
Ho ripensato a questo anche in un momento privilegiato che mi è stato concesso: ho avuto la gran fortuna di entrare nella sala dell’ultima cena nel Cenacolo. Commovente, toccante, emozionante! Ho guardato se ci fossero anche là delle tacche … Che sciocco che sono stato! Come potevano esserci?
Eppure, anche se il mio occhio non è arrivato a individuarle, c’erano, tanto forte sentivo proprio là il legame del Pane, che il Maestro ci ha lasciato, con la vita del quotidiano esistere. Le tacche c’erano e Gesù le ha percorse non in discesa, ma in salita, verso la croce che sarà il segno universale di salvezza per tutto il genere umano. E ha portato con sé, in quella salita dalla Cena alla Croce, la fame di tanta gente: la fame di pane, di speranza, di amore, di riconciliazione e di vita.
Ha fatto morire quelle fami con sé su quel legno? Sarebbe angosciante se tutto terminasse con la morte! Dopo tre giorni tutto è esploso in una vita indescrivibilmente nuova: è ridisceso dalla croce con le mani ricolme di pane e da allora distribuisce e celebra quel Pane e lo condisce di Parola e lo offre a tutti. Che bello un Dio che nutre, come madre e padre, i suoi figli! Che bello un Dio che fa Pasqua riempiendoci di pane, ma con il preciso comandamento di non ingozzarci mai: sì, di celebrare il Pane, ma non di sentirci padroni del pane.
Perché in fin dei conti scoprire e saziare insieme con Lui le fami del mondo è la bellezza e la novità della Pasqua.

Buona Pasqua, Bussolenghesi!

 

 







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03-02-2017: pubblicato OdG del prossimo "Consiglio Pastorale"

15-12-2016: celebrazione nel quarto anniversario della morte di don Fabiano

15-12-2016: pubblicato IV serata "Catechesi Avvento"
 
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