Parrocchia di S.M.Maggiore
feriale 8.30 19.00
festive 7- 8.30-10-11.15 19.00
festiva 12.30 (in Inglese)
prefestiva 19.00

Parrocchia di Cristo Risorto
feriali 8.30
giovedì 19.00
prefestiva 19.00
festive 8.30-10.00-11.15 19.00

Santuario Perpetuo Soccorso
feriale 6.30 - 7.30 - 9.00 19.30
prefestiva 19.00
festive 6.30-8.30-10.00-11.30 19.00

Parr. di S.G.Battista
feriale 8.00
prefestiva 19.00
festive 8.00-10.30

Chiesa di San Rocco

Chiesa di S.Valentino

Chiesa di San Salvar

Centro Anziani IPAB
sabato 16.30

Cappella Ospedale
Domenica e festività 9.30

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a visita in Cina mi ha permesso di osservare un mondo e dunque mi ha portato a un fiume di riflessioni. Quanta gente che correva! Infaticabili, impegnati, giorno e notte a costruire, progettare, operare. Sono stato proprio colpito dal talento e dall’ingegnosità di quel popolo. Chissà perché, però, m’affiorava spesso alla mente la parabola di Gesù che racconta di una casa costruita sulla roccia o sulla sabbia. E anche un’altra: quella del costruttore che prima di iniziare a edificare la torre si siede a fa i suoi conti. Non era un caso l’accendersi dell’immagine della costruzione, tanta era la colata di cemento che si vedeva. In continua espansione. Che bello costruire, impegnarsi, trasformare … Ma l’anima, c’è un’anima dentro? No, no, non pensate che voglia giudicare un popolo e le sue abitudini e le scelte: non voglio né è giusto farlo senza cadere nella banalità e addirittura nella scempiaggine. Prendo solo lo spunto per riflettere su qualcosa di universale che interessa ogni persona. Là in Cina, ma anche qui a casa nostra, la “corsa” mi parla di un malessere e di un disagio diffusi. Là e qui soffrono le relazioni. Le relazioni tra persone, le relazioni dentro le nostre case, le relazioni nelle nostre comunità e nei luoghi che le dovrebbero custodire e favorire. Giustapposti siamo; vicini vicini, e invece staccati, separati, distanti. L’un contro l’altro armati! Ma anche senza essere armati, siamo concorrenti. E se non concorrenti, magari indifferenti. Una società di numeri e non di persone e una civiltà che ci tratta come numeri si dimentica di chi sono io. Si dimentica dell’anima. Tutti escono al mattino e si incanalano nell’alveo della produzione: bisogna produrre, ad ogni costo. Se non produci, non esisti perché non conti. Non sei nessuno. E non solo per quanto concerne il lavoro: cosa ve ne pare delle ore che sempre di più si allungano per le cose, fino a sentirti senza fiato per le relazioni che meriterebbero maggiore attenzione e disponibilità? Dov’è l’anima che ci metti per la tua donna? Dov’è la sorpresa per tuo figlio? Dov’è il sentimento per il tuo uomo? Diventiamo numero che corre in  una corsa campestre domenicale, organizzata come valvola di sfogo, che maschera la mancanza di fiato e le incapacità di mettere ordine nella vita. 
E quasi senza accorgercene, ci si trova estranei e per di più induriti. Non vi siete mai, magari di fronte a un disagio rilevato o alla sensazione di una distanza ormai insanabile o alla scoperta che qualcosa si è irrimediabilmente rotto, ritrovati anche voi a dirvi: “Dopo tutto, però, ci si parlava!”?
Bisognerebbe essere molto onesti con se stessi e ammettere che a parlare spesso sono la banalità e la mediocrità costruite ad arte per non dire niente, o perché non si ha più niente da darsi né da dirsi. Ci si illude che si comunica solo perché facciamo qualche battuta su un’inchiesta televisiva o quando ci si allea per dire delle malignità  su qualcuno e si spettegola su qualche altro. Non parliamo poi dell’illusione che ci dà il parlare del tempo e del denaro. Per il resto: silenzio! Il silenzio del vuoto e del nulla perché è assenza del cuore: una vera e propria sclerocardia (durezza di cuore)! Mi permettete una battuta nostalgica? Erano i nostri nonni che avevano coniato: “Quei due i discore” (quei due giovani si stanno parlando), ad indicare l’inizio e il protrarsi di una relazione che poteva portare anche a maritarsi. Di quanta solitudine siamo ormai tutti testimoni! Quanta solitudine nelle nostre interminabili corse. Godo intimamente quando osservo persone che hanno il coraggio di fermarsi un po’: anche pochi minuti (non è l’orologio che determina il tempo), una stretta di mano, occhi che si incrociano, gesti che profumano di tenerezza e accoglienza, racconti che aprono spazi a sogni e a speranze … Che belle che sono le mamme che si fermano a parlare concitate al centro sociale parrocchiale dopo aver consegnato i loro figli al catechismo; che meraviglia la gente seduta ai tavoli del bar, padroni del tempo e non schiavi della furia e dell’incalzare della quotidianità; che splendore le famiglie che si riappropriano del sagrato della chiesa dopo la messa domenicale …Ma questi sono tempi fragili, tempi deboli. E come tutte le cose fragili e deboli subiscono la prepotenza dei forti. Se non ci prendiamo cura di noi stessi, corriamo il rischio di essere invasi e sottomessi. Difenderci è necessario e non solo lecito: solo lavoro e non riposo? Solo fretta senza il gusto sentire il sapore? Solo consumo e non gratuità? Quando riduciamo tutto a esteriorità dimentichiamo purtroppo la bellezza dell’anima. Quando ci fermiamo all’apparenza e all’apparire, ci sfugge l’essenziale che solamente il cuore rinserra. E che dire poi se tutto si riduce a vuote parole umane senza lasciare spazio a sguardi d’amore e a un Dio che di sguardi e d’amore può essere fonte trasparente?
Mi si permetta una precisazione: la mia non vuol riportare la storia ad anni ormai lontani in cui le cadenze erano dettate dall’avvicendarsi delle stagioni e dai ritmi naturali. Non sono così ingenuo, credetemi. So dove siamo e come viviamo. Ma so anche che una ricerca di essenzialità è ancora possibile e opportuna e necessaria. Proprio come la giornata e la vita di Gesù: quanta gente affollava la sua quotidianità, un’azione instancabile e un agire senza sosta per rispondere ai bisogni della sua gente. Un uomo moderno quel giovane Maestro di Nazareth. Eppure capace di strappi che interrogano ancora oggi: “Si alzò quando era ancora buio e uscito si ritirò in un luogo deserto e là pregava”, dice l’evangelista Marco. Ecco una componente nuova e un ingrediente di essenzialità: la relazione con Dio, così come la relazione con la creatura che ami, ha bisogno di silenzio, di intimità, di incontro, di tempo, di sguardi d’affetto, di tutela del volto, di mani che si congiungono, di accoglienza fisica e spirituale. Gesù era capace di “inventare” questi momenti differenti, nuovi, rivoluzionari. Chissà dove avrà imparato: forse in casa, forse nel suo cuore, forse gli è stato rivelato o lo ha scoperto dai padri della Bibbia…? In ogni caso ci ha offerto un “faccia a faccia” con Dio sconvolgente.
Mi viene in mente il dolce, ma fermo rimprovero dato a Marta quando si affannava: “Marta, Marta! Maria ha scelto la parte migliore, il più buono… e non le sarà tolto!” Dai che verifichiamo le nostre corse (e se le chiamassimo “evasioni” non saremmo più onesti talvolta?); tante non possiamo proprio fuggirle, ma quante sono anche inutili o superflue o dettate da macigni che ci siamo imposti, ma che  non hanno niente a che fare con il nostro benessere profondo. Chi ci impedisce di riservarci un po’ di silenzio vero? Chi ci impone di vivere in modo complicato? E poi, è tutto necessario ciò che facciamo e abbiamo scelto? Una sana gerarchia di valori non ci darebbe anche la possibilità di staccare e di vivere in maniera meno caotica, magari per sorridere un po’ di più, per ascoltarci con maggior interesse lasciandoci sorprendere dalla novità del cuore di chi ci sta accanto e che ormai abbiamo deciso che non ha più nulla di bello da dirci? Quante persone abbiamo ormai sterilizzato con degli stereotipi, per cui i loro volti, i loro occhi, le loro mani non ci trasmettono più bellezza né profumano più la nostra esistenza. Mentre dalla veloce penna escono questi spunti, il pensiero corre con affetto ai figli, i nostri figli che potrebbero trarre giovamento da nostri stili di vita più sobri ed essenziali. E se tutto si lascerà anche fecondare dello Spirito della Pentecoste, vi immaginate la sorpresa che provocherà in termini di autenticità di relazioni?
Buona Pentecoste, cari amici bussolenghesi! 

 


 
 

Aggiornamenti

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20-05-2018: aggiornato "
Calendario"

08-05-2018: pubblicato reportage fotografico dal viaggio in Cina in "Foto e film"

07-05-2018: aggiornato "
Liturgia della parola"

30-04-2018: pubblicato ordine del giorno del prossimo consiglio pastorale

30-04-2018: pubblicato ultimo numero di "Come il Pane"

14-03-2018: spostato "S. Salvar 2017", SS. Quarantore 2017" e "Catechesi 2017" in Archivio

25-02-2018: pubblicato resoconto finanziamenti
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