Parrocchia di S.M.Maggiore
feriale 8.30 19.00
festive 7- 8.30-10-11.15 18.00
festiva 12.30 (in Inglese)
prefestiva 18.00

Parrocchia di Cristo Risorto
feriali 8.30
mar.-ven. 19.00
prefestiva 18.00
festive 8.30-10.00-11.15 18.00

Santuario Perpetuo Soccorso
feriale 7.30 - 9.00 19.00
prefestiva 19.00
festive 6.30-8.30-10.00-11.30 19.00

Parr. di S.G.Battista
feriale 8.00
prefestiva 19.00
festive 8.00-10.30

Chiesa di San Rocco

Chiesa di S.Valentino

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Centro Anziani IPAB
sabato 16.30

Cappella Ospedale
Domenica e festività 9.30

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Il clima di Natale, con la sua aria vellutata di poesia e le sue ventate di bontà, ci spinge a mettere per un po’ a margine dei nostri pensieri le situazioni difficili e le grandi problematiche che angosciano i nostri giorni. Ma basta un attimo, è sufficiente un avvenimento per scuoterci e ributtarci tra le braccia dei timori che incombono sull’umanità.

E ci viene in mente quanto siamo fragili, ma anche incoerenti: la pazzia umana non ha proprio limiti se proprio tante divisioni, lotte e guerre, ancora continuano a ritenere e a credere che il conflitto sia la strada maestra per risolvere i problemi. Veniamo da conflitti mondiali, da migliaia di guerre “locali” “a pezzetti”, ci impaurisce il terrorismo, cantiamo alla pace e ci proclamiamo suoi paladini e strenui difensori, eppure prepariamo continuamente nuove guerre. Un grande del teatro, concludeva un suo lavoro mettendoci di fronte a un’amara considerazione: “E voi imparate che occorre vedere e non guardare in aria, occorre agire e non parlare. Questo mostro stava, una volta, per governare il mondo. I popoli lo spensero, ma ora non cantiamo vittoria troppo presto, il grembo da cui nacque è ancora fecondo” (Bertold Brecht).

Parliamo di pace, ma il grembo che genera mostri di guerra chi lo feconda? Notte dopo notte tanti pazzi si alternano ingettando il seme che rende l’umanità gravida di violenze e di sterminii.

C’è stato un periodo di bella speranza in cui ci si era un po’ illusi che si fosse diffuso, e addirittura radicato, il costume democratico, il rispetto del diverso da noi, lo stile dell’accoglienza e della convivenza delle differenti culture. “Speravamo che…”, ma il sogno è svanito e ci siamo risvegliati scoprendo rinate forme di dittatura e di violente privazioni di libertà. In Africa, in Oriente, ma anche vicino a casa, nella nostra casa comune, come stiamo imparando a sentire sempre più la nostra Europa.

Perché? Ci domandiamo. Da dove viene il conflitto?
Mi ha fatto bene andare a riprendere in mano considerazioni e riflessioni  di alcuni che possiamo, a pieno titolo, considerare “padri della pace”.

Abbiamo causato guerre e non siamo stati capaci di sfruttare tutte le opportunità di dialogo e di riconciliazione: abbiamo accettato e spesso giustificato con troppa facilità le guerre”. E’ stata l’Assemblea delle Chiese cristiane a Basilea che ha apostrofato la comunità e tutti noi singoli cristiani, ricordandoci responsabilità che portiamo anche noi come uomini e donne che avremmo dovuto prendere sul serio il Vangelo. E invece… E per fortuna che ormai abbiamo dismesso e rottamato l’idea della “guerra giusta”. Almeno speriamo che tutti l’abbiano tolta dal linguaggio ma anche dalla mente e dal cuore. Il primo che ha dato un grande apporto a cambiare mentalità è stato papa Giovanni XXIII affermando: “Nell’era atomica è irrazionale pensare che la guerra  possa essere utilizzata come strumento di riparazione dei diritti violati” (Pacem in terris).

Padri della pace furono coloro che  nel Concilio Vaticano II° gridarono: ”Ogni atto di guerra che indiscriminatamente mira alla distruzione di intere città o di vaste regioni e dei loro abitanti, è delitto contro Dio e contro la stessa umanità e con fermezza e senza esitazione deve essere condannato”. Alcuni, anche dinanzi a una condanna tanto esplicita, continuano con mentalità che nascondono interessi e tornaconto, a proporre la visione di armamenti e guerre che possono essere un deterrente : se ci prepariamo per la guerra, favoriamo la pace. Insistono su ragionamenti di paura ed equilibrio, tutti che girano intorno a logiche di supremazia e potere. Anche a costoro i profeti della pace rispondono: “La deterrenza non via sicura per conservare saldamente la pace… le cause di guerra anziché venire eliminate da tale corsa minacciano piuttosto di aggravarsi gradatamente… mentre si spendono enormi ricchezze per procurarsi sempre nuove armi, diventa poi impossibile arrecare sufficiente rimedio alle miserie cosi grandi del mondo presente”. Perché non pensare piuttosto ad una alternativa all’uso delle armi? Perché non pensarlo anche quando sembra impossibile? Ecco: sperare contro ogni mancanza di speranza. E crederci fino in fondo, ecco il nostro impegno di credenti. A me pare saggio non accodarsi a tanti pensieri comuni e deboli. Per questo, avverto l’urgenza di contribuire ad una educazione alla pace: solo scrutando le ragioni misteriose del male nella storia e nel cuore dell’uomo, possiamo comprendere perché la pace sia problema sempre aperto. Il riconoscimento del male in tutte le sue forme, questa immane potenza del negativo che ha nella guerra la sua manifestazione più drammatica, non mi induce però al pessimismo e non mi paralizza: credo e ho fiducia nelle risorse e nelle riserve positive presenti in ogni persona. E’ da  questo che scaturisce !la voglia e la proposta di dialogare sempre! E’ questa la via privilegiata alla pace. La coscienza e anche la ragione sono capaci di scavare e far emergere forze spesso nascoste negli uomini e nei popoli che stanno soffrendo. E sono energie di pace, capaci di sottoporre le forse oppressive a spinte efficaci di trasformazione. E sono forze di pace che non si lasciano sopraffare dalle fiammate della violenza. La causa della pace è affidata allora alla ragionevolezza e alla coscienza, mai alla violenza. Forgeremo le loro spade in vomeri, le loro lance in falci, un popolo non userà più la spada contro un altro popolo”. Abbiamo sentito la tonante voce del profeta nei giorni natalizi. Le riascoltiamo: è inquietante! Che voglia grande che ci smuova e contesti i grandi della terra. Ci viene una voglia matta di non violenza, di obiezione cosciente a ogni forma di offesa della persona, di ogni denuncia di ogni logica che inevitabilmente conduce alla distruzione. Ancora crediamo, e lo diciamo ad alta voce, di disarmare gli animi, armando la ragione. Ancora ci sentiamo di affermare che certi scandali che continuano ad essere davanti agli occhi di tutti, come il divario crescente tra chi ha troppo e chi non ha il minimo vitale, sono alimentati molto spesso da commerci orribili e vergognosi quali quello delle armi. Come si può dire di amare al apce e dire di favorirla finché ci sono interessi immensi con la vendita delle armi? E finché è l’interesse che guida e condiziona le coscienze e le menti e le scelte come ci potrà essere pane per tutti? E’ il cane che continua a mordersi la coda! Ma noi non desistiamo dal credere e lavorare per la pace e per la giustizia affinché “Giustizia e pace si baceranno”, come sogna continuamente chi prega con il Salmo.

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