Parrocchia di S.M.Maggiore
feriale 8.30 19.00
festive 7- 8.30-10-11.15 18.00
festiva 12.30 (in Inglese)
prefestiva 18.00

Parrocchia di Cristo Risorto
feriali 8.30
mar.-ven. 19.30
prefestiva 18.00
festive 8.30-10.00-11.15 18.00

Santuario Perpetuo Soccorso
feriale 6.30 - 7.30 - 9.00 19.00
prefestiva 19.00
festive 6.30-8.30-10.00-11.30 19.00

Parr. di S.G.Battista
feriale 8.00
prefestiva 19.00
festive 8.00-10.30

Chiesa di San Rocco

Chiesa di S.Valentino

Chiesa di San Salvar

Centro Anziani IPAB
sabato 16.30

Cappella Ospedale
Domenica e festività 9.30

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Ti eri tolto la mitria, il cappello da Vescovo, e l’avevi posta lì accanto su una sedia; avevi appoggiato il pastorale, il bastone che indica la tua dedicazione alla gente di cui eri servitore, e ti eri messo più a tuo agio. Non ti avevo mai visto così: eri sempre solenne nel tuo portamento e attento e vigile nell’intento di governare e proteggere il tuo popolo. Ora invece mi sorprendevi. Anche i guanti li avevi sfilati e addirittura ti eri scosso il piviale, l’abito da cerimonia, dalle spalle.
Che sorpresa,Valentino! Avevi proprio deciso di distenderti e rilassarti. Guardando meglio, vidi che in mano stringevi qualcosa. Avevi un libro. Forse per questo ti eri tolto i guanti e deposto il pastorale?
Cosa fai, caro Valentino?” La mia domanda non lo colse di sorpresa.
Senza scomporsi più di tanto, mi fissò con il suo sguardo sempre mite e penetrante: “Leggo”, mi disse. “Semplicemente, m’è venuta voglia di dare una letta a qualche libro interessante: anche i santi si tengono informati, non lo sai?”.
Proprio non lo sapevo! Li pensavo sempre e solamente “ingessati nella loro santità” distaccata e perenne. Osservai con maggior curiosità per capire che libro avesse tra le mani. La sorpresa aumentò! Pensavo di vederlo intento a leggere qualche trattato di teologia, qualche testo dei Padri della Chiesa, qualche tomo medioevale … e invece: “LAUDATO SI’. Enciclica sulla cura della casa comune” . Proprio così, era lo scritto di Papa Francesco che prende il nome dall’invocazione di Francesco d’Assisi: “Laudato si’, mi’ Signore” che nel cantico delle creature ricorda che la terra, la nostra casa comune “è anche come una sorella, con la quale condividiamo lesistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia”.
L’occasione era troppo ghiotta, non potevo lasciarmela sfuggire: parlare con Valentino e sentire la sua opinione e chiedere lumi sulla cura dell’ambiente, sulla salvaguardia del creato e su modelli di sviluppo rispettosi della terra.
“Valentino, perché hai preso in mano e ti sei messo a leggere questo libro?”
“Caro amico” mi disse il Santo, “ho un punto di osservazione privilegiato e mi trovo spesso a dover rattristarmi per come si sta trattando la terra. Non mi rassegno, però, così come vorrei che nessuno lì tra voi si rassegnasse. Quando ho visto questo testo mi sono rallegrato ed è rifiorita la speranza. Leggendo, sento camminare insieme drammaticità, per una situazione che si sta deteriorando per come gli uomini soffocano la madre terra in cui vivono, e fiducia di poter credere che si può cambiare. È drammatico, ma c’è speranza se un’umanità nuova prende piede e sopravento!”
“Hai parlato di sorella, madre… Sei proprio convinto che la terra, la natura è parte della  nostra famiglia?”, incalzai Valentino.
“È la nostra casa! E non in senso distaccato e lontano... È una sorella ferita che protesta per il danno che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Il suo grido, unito a quello dei poveri, interpella la nostra coscienza a riconoscere i peccati contro la creazione. Vuoi sentire”, continuò “cosa ho trovato in un altro libro che mi è venuto in mano in questi giorni? Il Patriarca Ecumenico Bartolomeo scrive: «ognuno si penta del proprio modo di maltrattare il pianeta. Si devono riconoscere i peccati contro la creazione: che gli esseri umani distruggano la diversità biologica, contribuiscano al cambiamento climatico, inquinino le acque, il suolo, l’aria, spoglino la terra delle sue foreste: tutti questi sono peccati. Perché un crimine contro la natura è un crimine contro noi stessi e un peccato contro Dio». Affascinante! Valentino mi stava portando in profondità. Lui si accorse del mio interesse. Quasi a voler rincarare ancor di più ciò che stava per dire, si alzò in piedi e riprese la posizione autorevole, alzando la mano che prima aveva messo, come un segnalibro, dentro il libro che stava leggendo.
“Al cuore dell’enciclica che sto leggendo”, continuò “c’è un interrogativo: «che tipo di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai bambini che stanno crescendo?»
Capisci, caro amico, che la domanda non riguarda solamente l’ambiente in modo isolato, perché non si può porre la questione in modo parziale? Bisogna lasciarsi interrogare e scomodare sul senso dell’esistenza e sui valori base della vita: per quale fine siamo venuti in questa vita? Per quale scopo lottiamo e lavoriamo? Perché questa terra ha bisogno di noi?”
Cominciai a intuire che c’era in ballo qualcosa di grosso: “Credi che si possa dire che dobbiamo usare misericordia verso la nostra casa comune?”
“Misericordia! Hai intuito il verso giusto da cui e verso cui guardare: misericordia!” E mentre pronunciava la parola, il nostro Santo tirò un profondo sospiro. “La terra oggi assomiglia all’uomo bastonato sulla via che scendeva da Gerusalemme a Gerico. Dobbiamo farci prossimo, cioè entrare in relazione e non: “Vedere” e passare oltre come tanti indifferenti che poco si interessano: “tanto non è affar mio”.  Il samaritano è l’unico che “vede e ha compassione”.  Il suo sguardo è misericordioso e diventa azione concreta. Questo nostro tempo ci chiede con urgenza di cambiare sguardo e di farci prossimo di tutto ciò che vive: un po’ di misericordia rende il mondo meno freddo e più giusto!”
Ormai avevo capito che non si può guardare da lontano o rimanere sulla soglia. Bisogna lasciarsi coinvolgere! Ma come? Glielo chiesi: “Valentino, cosa possiamo fare?”
“Il nostro Papa Francesco ha parlato di missionari della Misericordia. Li ha costituiti e inviati in tutto il mondo. Così sparsi, devono ricordare che nessuno è escluso dalla Misericordia. Guai, però, a pensare che tutto sia risolto con un piccolo gruppo di volonterosi: l’umanità ha bisogno di cambiare con nuove convinzioni, nuovi atteggiamenti e stili di vita.
Ecco sì, stili di vita: l’idea che siamo liberi perché abbiamo la libertà di consumare, in verità restringe cuori, menti e relazioni. Più il cuore della persona è vuoto, più ha bisogno di oggetti da comprare, possedere e consumare. Pensa che volevano comprare anche la mia disponibilità a fare del bene a quel piccolo idropico: ricordi sulle pareti della chiesa a me dedicata? C’è chi mi offre denaro in una borsa per fare il miracolo! Pazzi! Voi la chiamate corruzione e simonia: sarei arricchito, ma cosa mi sarebbe giovato? So che è ancora un costume molto in voga anche ai vostri giorni e contribuisce a rovinare il bene comune.
Perché non puntate su differenti modi e stili di vita? Perché non ritornate a scegliere il bene? Non sapete, tra l’altro, che un cambiamento negli stili di vita e nelle scelte di consumo potrebbe arrivare a esercitare una sana pressione su coloro che detengono il potere politico, economico e sociale? C’è un’alleanza tra l’umanità e l’ambiente! È necessario ripensare le abitudini che sono diventate di appannaggio comune: dove volete arrivare se non si riduce il consumo di acqua, senza una raccolta differenziata dei rifiuti, senza spegnere luci inutili, senza cucinare solo ciò che ragionevolmente si potrà mangiare...?
E non pensate che i vostri sforzi non servono a nulla e che non cambieranno il mondo. Tali azioni diffondono un bene nella società che sempre produce frutti. A volte invisibili, questi gesti provocano in seno a questa terra un bene che tende sempre a diffondersi, restituisce dignità e senso e ci permette di sperimentare che vale la pena passare per questo mondo”.
Vidi che ormai era ora di lasciar tranquillo il mio Patrono preferito. Gli chiesi un’ultima battuta prima di lasciarlo alla sua lettura: “Impara a godere con poco!” mi disse.
È proprio vero, caro Valentino: il costante cumulo di possibilità da consumare distrae il cuore e impedisce di apprezzare ogni cosa e ogni momento. Per chi l’ha sperimentata, la sobrietà è liberante: si può avere bisogno di poco e vivere molto, soprattutto quando si trova soddisfazione negli incontri fraterni, nel servizio, nel mettere a frutto i propri doni, nella musica, nell’arte, nel contatto con la natura, nella preghiera. La felicità richiede di saper limitare alcune necessità che ci stordiscono, restando così disponibili per le molteplici possibilità che la vita ci offre. “Grazie, Valentino, santo di Bussolengo! Grazie! Perché non vieni durante i giorni della fiera a riproporci la tua proposta? Ci aiuterai a cantare un attualizzato “Laudato, si’”.









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