Parrocchia di S.M.Maggiore
feriale 8.30 19.00
festive 7- 8.30-10-11.15 19.00
festiva 12.30 (in Inglese)
prefestiva 19.00

Parrocchia di Cristo Risorto
feriali 8.30
mar.-ven. 19.00
prefestiva 19.00
festive 8.30-10.00-11.15 19.00

Santuario Perpetuo Soccorso
feriale 6.30 - 7.30 - 9.00 19.30
prefestiva 19.00
festive 6.30-8.30-10.00-11.30 19.00

Parr. di S.G.Battista
feriale 8.00
prefestiva 19.00
festive 8.00-10.30

Chiesa di San Rocco

Chiesa di S.Valentino

Chiesa di San Salvar

Centro Anziani IPAB
sabato 16.30

Cappella Ospedale
Domenica e festività 9.30

Home


 



utto è cominciato con un bacio.
Alle 7 in punto, papa Francesco è entrato nella chiesa di Santa Marta con la stessa semplicità di un parroco che si appresta a celebrare l’Eucaristia con la sua gente. E ha baciato l’altare con il trasporto di chi è conquistato non da un’idea, ma da una passione. Il Papa è proprio così: semplice e appassionato. Appassionato di Cristo e delle persone.

Dopo la Santa Messa, un breve tempo insieme.

“Che cosa vi siete detti?”, mi hanno chiesto in molti. È impossibile tradurre l’intensità di un incontro fatto di sguardi che vanno diritti nell’anima, di mani che si stringono e di poche intense parole.

Tutto entra nel registro del mistero!

Durante l’omelia è andato in profondità: per nulla formale, ha scosso le coscienze, riportando all’essenziale della vita e della scelta cristiana.
Vi faccio dono di una sintesi di ciò che ha detto:

«Essere cristiani non è uno status sociale, ma diventare testimoni di obbedienza a Dio!
“Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini”. Questa la risposta di Pietro portato assieme agli apostoli davanti al sinedrio dopo essere stati liberati dal carcere da un Angelo. Era stato proibito di insegnare nel nome di Gesù, ma hanno riempito Gerusalemme del loro insegnamento.»

L’omelia di Francesco parte da questo episodio narrato nella Prima Lettura tratta dagli Atti degli Apostoli. Per far comprendere questo avvenimento, il Papa fa riferimento anche a quanto narrato prima dagli Atti, ai primi mesi della Chiesa quando la comunità cresceva e c’erano tanti miracoli.

«C’era la fede del popolo, ma c’erano anche dei “furbetti”, nota il Papa, “che volevano fare carriera” come Anania e Saffira. C’era gente che quando vedeva questo popolo credente portare gli ammalati lì, in pellegrinaggio dagli apostoli, diceva “ma che gente ignorante, non sa, questo popolo non sa”. È il disprezzo al popolo fedele di Dio che mai sbaglia, mai. Lo stesso avviene oggi, ha riconosciuto il Papa. Ma il Signore voleva che la Chiesa fosse forte in quel momento come segno della propria risurrezione. Allora Pietro, che per paura aveva tradito Gesù il giovedì santo, questa volta, coraggioso, risponde che “bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini”. Questa risposta fa comprendere che “il cristiano è testimone di obbedienza”, come Gesù, che si annientò e nell’orto degli ulivi disse al Padre: “si faccia la tua volontà, non la mia”.

“Il cristiano è un testimone di obbedienza e se noi non siamo su questa strada di crescere nella testimonianza dell’obbedienza non siamo cristiani. Almeno camminare su questa strada: testimone di obbedienza. Come Gesù. Non è testimone di un’idea, di una filosofia, di una ditta, di una banca, di un potere: è testimone di obbedienza. Come Gesù”.

Ma diventare “testimone di obbedienza” è “una grazia dello Spirito Santo”, spiega il Papa: “Soltanto lo Spirito può farci a noi testimoni di obbedienza. ‘No, io vado da quel maestro spirituale, io leggo questo libro…’. Tutto sta bene ma soltanto lo Spirito può cambiarci il cuore e può farci a tutti testimoni di obbedienza. È un’opera dello Spirito e dobbiamo chiederlo, è una grazia da chiedere: ‘Padre, Signore Gesù, inviatemi il vostro Spirito perché io divenga un testimone di obbedienza’, cioè un cristiano”.  

Essere testimone di obbedienza comporta delle conseguenze come racconta la Prima lettura: dopo la risposta di Pietro, volevano infatti metterlo a morte:

“Le conseguenze del testimone di obbedienza sono le persecuzioni. Quando Gesù elenca le Beatitudini finisce: ‘Beati voi quando siete perseguitati, insultati’. La croce non si può togliere dalla vita di un cristiano. La vita di un cristiano non è uno status sociale, non è un modo di vivere una spiritualità che mi fa buono, che mi fa un po’ migliore. Questo non basta. La vita di un cristiano è la testimonianza in obbedienza e la vita di un cristiano è piena di calunnie, dicerie, persecuzioni”.

Per essere testimoni di obbedienza come Gesù, conclude il Papa, serve pregare, riconoscersi peccatori, con tante “mondanità” nel cuore. E chiedere a Dio “la grazia di divenire un testimone di obbedienza” e di non impaurirsi quando arrivano le persecuzioni, “le calunnie”, perché il Signore ha detto che quando si sarà portati davanti al giudice, “sarà lo Spirito a dirci cosa rispondere”».

Papa Francesco

Ritengo che il Papa avesse nel cuore, mentre offriva questa meditazione, alcune riflessioni che avrebbe poche ore più tardi rivolto alla gente durante il viaggio in Egitto. Ecco come là ha interpretato l’essere testimoni di obbedienza:
«Oggi c’è bisogno di costruttori di pace non di armi, non di provocatori di conflitti; di pompieri e non di incendiari; di predicatori di riconciliazione e non di banditori di distruzione».
«In quanto responsabili religiosi, siamo chiamati a smascherare la violenza che si traveste di presunta sacralità, facendo leva sull’assolutizzazione degli egoismi anziché sull’autentica apertura all’Assoluto. La violenza è la negazione di ogni autentica religiosità».

«Per contrastare veramente la barbarie di chi soffia sull’odio e incita alla violenza, occorre accompagnare e far maturare generazioni che rispondano alla logica incendiaria del male con la paziente crescita del bene, affinché trasformino ogni giorno l’aria inquinata dell’odio nell’ossigeno della fraternità».

“Per Dio è meglio non credere che essere un falso credente, un ipocrita!”. “Non serve riempire i luoghi di culto se i nostri cuori sono svuotati del timore di Dio e della sua presenza; non serve pregare se la nostra preghiera rivolta a Dio non si trasforma in amore rivolto al fratello, non serve tanta religiosità se non è animata da tanta fede e da tanta carità; non serve curare l’apparenza, perché Dio guarda l’anima e il cuore e detesta l’ipocrisia”.

“Dio gradisce solo la fede professata con la vita, perché l’unico estremismo ammesso per i credenti è quello della carità! Qualsiasi altro estremismo non viene da Dio e non piace a Lui!”.

Papa Francesco

Grazie, papa Francesco!
Grazie anche a nome della mia gente di Bussolengo.




 
 



Visita il sito dei
PADRI ROGAZIONISTI
di Napoli


 
Aggiornamenti

21-06-2017: pubblicato filmato II serata de "I martedì di S. Salvar"

18-06-2017: aggiornato "omelie"

18-06-2017: aggiornato "calendario"

18-06-2016: aggiornato "Liturgia della parola"
 
07-06-2017: pubblicato OdG del prossimo "Consiglio Pastorale"

03-06-2017: spostato pagine "Catechesi", e "SS. Quarantore" in "archivio"

03-06-2017: inserito ultimo numero di "Come il pane"

15-04-2017: celebrazione della "Passione del Signore"

14-04-2017: pubblicato "omelia" del Giovedì Santo

05-02-2017: inserito filmati Concerti di Natale 2015 e 2016 del Coro Girasole

15-12-2016: celebrazione nel quarto anniversario della morte di don Fabiano

15-12-2016: pubblicato IV serata "Catechesi Avvento"
 
25-10-2016: report fotografico campo elementari

09-10-2016: Completato "SS. Quarantore 2016

04-09-2016: aggiornato pagina "Coro Girasole"
 
14-08-2016: pubblicato report fotografico del Giubileo famiglie a Roma