Parrocchia di S.M.Maggiore
feriale 8.30 19.00
festive 7- 8.30-10-11.15 19.00
festiva 12.30 (in Inglese)
prefestiva 19.00

Parrocchia di Cristo Risorto
feriali 8.30
giovedì 19.00
prefestiva 19.00
festive 8.30-10.00-11.15 19.00

Santuario Perpetuo Soccorso
feriale 6.30 - 7.30 - 9.00 19.30
prefestiva 19.00
festive 6.30-8.30-10.00-11.30 19.00

Parr. di S.G.Battista
feriale 8.00
prefestiva 19.00
festive 8.00-10.30

Chiesa di San Rocco

Chiesa di S.Valentino

Chiesa di San Salvar

Centro Anziani IPAB
sabato 16.30

Cappella Ospedale
Domenica e festività 9.30

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innanzitutto un ringraziamento per aver condiviso con noi il tuo sapere, le tue convinzioni, le tue idee maturate nel corso dei tuoi studi e, più in generale, nel percorso della tua esistenza.
L’incontro di S. Salvar è stato profondo e il tuo apporto è stato notevole per portarci a riflettere. Bello è richiamarci alle contraddizioni che sono presenti nella vita sia personale che sociale: anche se, talune volte, è scomodo ammetterlo, è una cruda realtà. Riconoscerlo è saggezza. Permettimi di aggiungere che è anche possibile superarle a andare oltre, altrimenti la nostra vita e la storia umana si riducono e si sviliscono in frustranti angosce: andare oltre è il suo destino. E più ancora, aver la possibilità di andare oltre è un dono. Ma sto correndo troppo; torno indietro, perché credo che il tuo discorso e la tua riflessione della serata di S. Salvar siano iniziate da un momento, a mio avviso, non primordiale (e il primo passo è troppo importante, altrimenti è poi difficile districarsi e anche intenderci).
Tu hai fatto riferimento al mito di Romolo e Remo e all’altro di Caino e Abele. Non mi addentro sul mito romano, ma mi permetto di riprendere il secondo: quel mito che ti ha permesso di indicare la nascita della violenza, non è primario per la Bibbia. Prima dell’atto di violenza, c’è stato un atto creatore, un atto di vita totalmente gratuito, un dono di Dio che ha dato origine all’uomo e alla donna. A differenza dagli altri miti della creazione, i miti greci o quelli assiro-babilonesi per esempio, la creazione biblica non viene da una lotta tra gli dei e l’uomo non è frutto del loro sangue.
Tutt’altro: il Dio della Bibbia, crea con la sua Parola.
E mentre crea contempla e gode. Come ben sai, in uno dei due racconti della creazione, Dio ripete il ritornello: “Ed era buono”, fino al culmine: “Ed era molto buono” quando la creazione dà origine all’uomo.
E poco sopra aveva detto che l’uomo è  “creato a immagine e somiglianza” di Dio.
Il suo porre l’uomo in un giardino la dice lunga.

Non mi addentro nell’esegesi del testo, ma voglio solo rilevare che la violenza non è il primo mito; l’incipt è la vita! La visione biblica è positiva nei confronti del mondo e dell’uomo.  
Solo successivamente, quando la libertà dell’uomo si chiude a questa visione luminosa di Dio, sorge la violenza, frutto del rifiuto a un progetto di relazione trasparente con il mondo, con l’altro e con Dio.
Da qui scaturisce il diritto, per normalizzare i rapporti. La palizzata e i ceffoni non sono primordiali! Prima c’è la terra su cui è poggiata la palizzata, e i ceffoni non sono necessari se la ragione subentra perché l’uomo che su quella terra vive, cammina, costruisce la casa è dotato di razionalità e ragionevolezza, tanto da poter controllare la ferocia istintiva.
Mi sembra che tu sia partito troppo avanti, dimenticando una parte essenziale. Addirittura, il diritto (la palizzata) non può comandare e venir prima della morale: è vero, invece, il contrario, altrimenti non ne usciamo più. E’ triste e pericoloso se e quando il diritto non trova il suo fondamento sulla morale.
Qui, forse, le nostre concezioni divergono: anche se accolgo con attenzione ed interesse le tue stimolanti provocazioni, tuttavia l’immagine di uomo che abbiamo è differente. Forse perché l’immagine di Dio è molto differente.
Spinosa ha cercato Dio negli enti e nelle cose: encomiabile ricerca!
Ma quel “pan-enteismo” non gli ha permesso di essere trovato da Dio. Ti ho sentito con piacere parlare di Rivelazione; in fin dei conti, la Rivelazione è proprio questa: non l’uomo che cerca affannosamente, ma Dio che viene in cerca dell’uomo e lo trova, al di là del rischio umano di costruirsi immagini ingabbiate di divinità che altro non sono che mere proiezioni di sé e dei suoi desideri di assoluto.

Il mio è il Dio di Gesù che ha una visione dell’uomo molto positiva, anche se non ingenua: sa che io posso (e spesso lo faccio) lasciarmi abbracciare da chimere e che le tentazioni mi rendono violento e addirittura inumano, finanche crudele. La guerra altro non è che questo!
Tu hai abbordato l’assunto quando hai accennato alle cause della guerra, insistendo che non è il secchiello d’oro che la scatena, ma Elena. Jessica, protagonista con te della serata di San Salvar, insisteva per il contrario. Forse Gesù è stato attento alla questione quando ha aggiunto anche una terza fonte: il potere. Nell’episodio-simbolo delle tentazioni (commentato magistralmente da Dostoevskij  nella leggenda del grande Inquisitore) ha dato uno spaccato del cuore dell’uomo quando dimentica la Fonte da cui scaturisce, non riconosce di essere dono ma si sente padrone e creatore e non più creatura.
La costatazione della presenza della guerra nella storia dell’umanità non è per me determinante. La violenza alberga nelle nostre relazioni, ma non è costringente né può essere via d’uscita necessaria per dirimere conflitti. La paura non può diventare l’unica forma di controllo delle forze: il “Si vis pacem, para bellum” è troppo angusto per tenere in piedi esili equilibri mondiali.
Ci sono nella storia dell’umanità persone “forti” che sono diventate padri della pace, forse perché non si sono lasciati determinare dalla paura e hanno rifiutato la strada della violenza. Anzi, la non violenza è diventata la loro forza.
Credo ne conosca anche tu di uomini e donne di questo genere. Te ne cito solo uno che un giorno disse quello sconvolgente: “Porgi l’altra guancia!”. Sconvolgente è dir poco, rivoluzionario rende di più. Senz’altro uno stile forte al di là di pensieri e proposte più deboli che percorrono scorciatoie più comuni, che portano alla vendetta dell’occhio per occhio. Un papa che si mette di traverso ai grandi della terra e che grida: “Mai più la guerra, mai più!”, ha questa logica dentro e la segue. Non è utopia, ma progetto sempre nuovo e rivoluzionario.
Avverto l’urgenza, dicendo questo, di contribuire ad una educazione alla pace: solo scrutando le ragioni misteriose del male nella storia e nel cuore dell’uomo, possiamo comprendere perché la pace sia problema sempre aperto. Il riconoscimento del male in tutte le sue forme, questa immane potenza del negativo che ha nella guerra la sua manifestazione più drammatica, non mi induce però al pessimismo e non mi paralizza: credo e ho fiducia nelle risorse e nelle riserve positive presenti in ogni persona.
E’ da questo che scaturisce la voglia e la proposta di dialogare sempre! E’questa, ritengo, la via privilegiata alla pace. La coscienza e la ragione sono capaci di scavare e far emergere forze spesso nascoste negli uomini e nei popoli che stanno soffrendo. E sono energie di pace, capaci di sottoporre le potenze oppressive a spinte efficaci di trasformazione. E sono forze di pace che non si lasciano sopraffare dalle fiammate della violenza. La causa della pace è affidata allora alla ragionevolezza e alla coscienza, mai alla violenza.  
Ti ringrazio di avermi letto e mi scuso se ti ho rubato del tempo prezioso. Forse lo scrivere è servito a me per fissare alcune riflessioni che mi son venute dall’averti ascoltato.
Grazie ancora.Con stima,

don Giorgio Costa,
prete a Santa Maria Maggiore
Bussolengo (Vr)

 
 



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