Parrocchia di S.M.Maggiore
feriale 8.30 19.00
festive 7- 8.30-10-11.15 19.00
festiva 12.30 (in Inglese)
prefestiva 18.00

Parrocchia di Cristo Risorto
feriali 8.30
giovedì 19.008
prefestiva 19.00
festive 8.30-10.00-11.15 18.00

Santuario Perpetuo Soccorso
feriale 6.30 - 7.30 - 9.00 19.00
prefestiva 19.00
festive 6.30-8.30-10.00-11.30 19.00

Parr. di S.G.Battista
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prefestiva 19.00
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Chiesa di San Rocco

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ro stato chiamato al capezzale di una persona ammalata: “Venga, padre, la mamma sta morendo”. Nasce spontaneo un senso di forte gratitudine per i figli che, nel momento sommo in cui il sipario dell vita si sta chiudendo, si ricordano di chiamare un prete.
Ho messo nella teca il Pane e mi sono diretto verso la casa, già con il pensiero rivolto a quella creatura che se ne stava andando e al dolore dei suoi cari. Il tutto è diventato una preghiera, che si è mescolata con una riflessione sulla frontiera estrema, la morte, con i tanti “perché ” che custodisce in sé e le fragili risposte che si perdono nel vento della quotidianità e delle sue corse. Confesso che ogni volta che varco la soglia della casa di un morente, mi coglie un'emozione forte, trattenuta a mala pena dal ministero che ormai da tanti anni sono chiamato a svolgere: non è mai banale la morte! E men che meno accompagnare un fratello o una sorella mentre scioglie le vele per salpare verso il Mare aperto ove incontrerà il Dio della vita. Quella volta, l'emozione divenne meraviglia e commozione appena entrai nella stanza. La figlia stava, infatti, cantando dolcemente e delicatamente, seduta su una sedia accanto alla mamma, tanto che quel capezzale sembrava non un macigno di pesante dolore, ma un grembo che stava partorendo speranza e serenità. Quando non ci sono più parole che si possono dire, il canto, la preghiera della musica e la musica della preghiera, giungono a una profondità impensata. Ebbi l'impressione netta che quelle note aiutassero a far pace con sorella morte. Un abbandono che si coglieva nei tratti del viso, che si rilassava e immediatamente si irrigidiva, a seconda della voce che accarezzava l'udito della mamma o che si fermava.
Che toccante vedere quella donna morente consegnarsi alla voce della figlia!
Non so per quanto tempo rimasi incantato ad ascoltare. Certo non fu breve, ma soprattutto fu intenso perché riuscii a cogliere diverse altre sfumature. Non posso tacere la dignità che là c'era e faceva da signora, che guidava ogni azione e atteggiamento di chi entrava in quella stanza. Altro che curare la malattia: là si curava la persona. Tutti entravano, in punta di piedi, ma entravano senza paura.
Tutti volevano e potevano vedere.
Anche un paio di bambini entravano e uscivano e osservavano e guardavano e scrutavano e partecipavano coinvolti: i loro occhioni afferravano tutto e capivano che qualcosa di elevatissimo si stava compiendo. Non c'era nulla da nascondere, non venivano innalzati paraventi a celare gli ultimi momenti della vita di una mamma e nonna, quasi che l'ultimo respiro fosse una cosa oscena e da nascondere. 
E mentre osservavo quella spontaneità, ricordai d'aver letto un giorno una frase di Madre Teresa di Calcutta: “Noi accogliamo i morenti: non siamo in grado di guarirli o di evitare la loro morte, ma possiamo far sì che nessuno muoia senza essere stato amato”. L'avevo visto in India, l'avevo sperimentato in Brasile, ora l'avevo davanti agli occhi in quella stanza.
Era davanti ai miei occhi anche per la presenza di alcuni volontari. Presenza discreta, silenziosa, molto competente e tanto umana. Consigliavano e sostenevano i famigliari, mentre prestavano le cure necessarie all'ammalata.
Si stava consumando un mistero d'amore. Mistero che si svelava continuamente e ancora quando un'altra figlia cominciò ad accarezzare l'anziana mamma. Amorevolmente e con calore. Non era solo il calore di pelle che incontra altra pelle, ma era la riconoscenza che correva da una mano ed entrava nel corpo morente di chi le aveva trasmesso la vita. Quando poi la carezza arrivò al volto percepii il culmine e udii un grazie gridato a pieno cuore per un'esistenza che si era fatta dono. La figlia si prese il vero e unico testamento che un genitore può e intende dare. Non poteva mancare a questo punto un bacio a sancire anni di vita vissuta insieme e a dar luce a quel momento così intenso e alto. Dinnanzi a ciò che si vede e si prova, i pensieri si rincorrono velocissimi: fu così che, sullo sfondo di questo quadro familiare, un altro quadro mi entrò nel cuore: Gesù a Betania, in casa degli amici Marta, Maria e Lazzaro. Ricordate quel profumo intenso che riempì con la sua fragranza tutta la casa? Anche là c'era la morte, quella di Lazzaro, che voleva averla per vinta; una puzza indescrivibile, visto che Lazzaro era già da quattro giorni nella tomba.
Ma con Gesù, la morte non ha l'ultima parola.
Anche là, in quella casa in cui avevo avuto la fortuna di essere stato invitato, c'era il profumo: era identico a quello del Vangelo, con tutta la gratuità dell'amore delle due figlie che si prendevano cura della mamma mentre scivolava tra le braccia di sorella morte.
Se Giuda fosse stato lì, non avrebbe capito cosa stava succedendo e avrebbe lamentato che quello era “spreco” di tempo, di denaro, e che non valeva la pena darsi da fare per qualcuno il cui destino era segnato. Povero Giuda! Poveri i “giuda” di tutti i tempi e luoghi che non avranno mai la gioia di lasciarsi riempire dalla fragranza del profumo perché la cecità del loro sguardo puramente commerciale li tradisce e li soffoca: condannati dal fetore della morte, che tristi!
Il Viatico che avevo con me, ora diventava vero e chiaro segno efficace di una grazia-bellezza che in quella casa e in quel momento si stava vivendo.
Riuscii a dare alla signora solo un frammento del Pane eucaristico, perché altro non poteva ricevere, ma fu sufficiente per dare senso vero a un cammino di eternità che stava iniziando. E il senso vero si manifestò in tutta la sua pienezza ed essenza: il “viatico” infatti è proprio il Pane che diventa “Via” verso il Cristo, “Via Verità a Vita”.
Via, strada, cammino di eternità dopo i giorni terreni che ormai si consumano e si dissolvono lasciando spazio a un Incontro che è abbraccio senza i limiti dello spazio e del tempo.
Un'eternità, dunque, in cui l'Amore la fa da padrone!
Il Viatico suggellò ed esaltò il canto che giungeva all'udito dell'anziana con i toni dell'amore; suggellò ed esaltò la dignità del suo morire alla vista delle persone da lei amate; suggellò ed esaltò il tocco delle carezze delle mani buone e amorevoli; suggellò ed esaltò il gusto del bacio riconoscente e luminoso per il dono della vita ricevuto; suggellò ed esaltò il profumo di speranza d'eternità che riempiva la fede di quella casa. Sentii nella sua interezza i sensi presenti: essi accompagnano ogni istante della nostra umanità fino alla fine, fino a metterci tra le braccia di sorella morte. E lodai e ringraziai.
Ancora una volta mi sorpresi a recitare una giaculatoria imparata nell'infanzia, di cui mai avevo capito così bene il valore e la portata: Dalla morte improvvisa, liberaci Signore!

 Don Giorgio

 

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