Parrocchia di S.M.Maggiore
feriale 8.30 19.00
festive 7- 8.30-10-11.15 18.00
festiva 12.30 (in Inglese)
prefestiva 18.00

Parrocchia di Cristo Risorto
feriali 8.30
prefestiva 18.30
festivo 8.30 - 10.30 18.30

Santuario Perpetuo Soccorso
feriale 6.30 - 7.30 - 9.00 19.00
prefestiva 19.00
festive 6.30-8.30-10.00-11.30 19.00

Parr. di S.G.Battista
feriale 18.00
prefestiva 19.00
festive 8.00-10.30

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Domenica e festività 9.30

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a mia vita è stata segnata in modo indelebile da tanta gente che è passata e, forse senza saperlo, mi è stata maestra. Sì, perché il maestro insegna, cioè: lascia il segno!
Quanti devo ringraziare per questo.
Quanti volti appaiono nella mia mente e si compongono nel cuore; quanti occhi accompagnano, indimenticabili, i miei anni e rimangono vivi nel mio ministero. Tanti, Ma credo che, pensandoci bene, sono e saranno tre creaturine che non riuscirò più a scrollarmi dai ricordi.
Il primo è un bimbo (credo di avervelo già presentato qualche tempo fa in un’altra riflessione) che un giorno ho trovato in chiesa, davanti all’altare, accompagnato dalla nonna. Col suo ditino mi sorprese e provocò con una domanda: “Chi è quello lì?”. Indicava il crocifisso che certamente lo aveva impressionato per l’imponenza e, forse, perché lo stava vedendo per la prima volta. Mi abbassai in ginocchio per mettermi a livello dei suoi occhi, gli presi la manina e dissi: “Quello lì? E’ colui che fa felice la mia vita!”.
Quel bambino è diventato un simbolo per me, importante: come non trasmettere un Vangelo che dà senso alla vita e rende felici? Con le parole, con le scelte, con il cuore; tacendo, testimoniando; quando i giorni sono ridenti, ma anche quando le cose non vanno per il giusto verso; in chiesa e fuori; quando vedo che c’è l’occasione ed è opportuno, ma anche, aspettando magari il momento più adatto, quando provvidenzialmente sento che la verità può arrivare senza il mio diretto apporto: ebbene, la fede è un bene così prezioso e caro che vorrei arrivasse a tutti e li rallegrasse. E’ arrivata e mi ha toccato: come non farla gustare alla nuove generazioni (e non solo!)?
Quanti autentici profeti, per grazia, hanno incrociato la mia vita! Grandi e quotidiani. Tanti lo sono stati senza nemmeno che me ne rendessi conto.
Altri, affascinandomi con i loro scritti e le scelte luminose. Quanti “artisti dello Spirito” hanno forgiato la mia fede con la loro autentica spiritualità e incredibile umanità: da don Lorenzo Milani a Carlo Maria Martini, da Primo Mazzolari a don Helder Camara, da don Tonino Bello a L. Boff. E poi: Carlos Mesters, Enzo Bianchi, Luigi Bettazzi, Giorgio La Pira e Giuseppe Dossetti e vari altri fino al nostro evangelico Papa Francesco, gioioso figlio della Risurrezione e fratello dell’umanità!
Mentre scrivo, mi accorgo che la mia vita è stata segnata da questi piccoli – grandi testimoni perché a loro volta anche loro hanno respirato a pieni polmoni il Vangelo in una stagione particolare, la stagione del Concilio, che ha reso la Chiesa non più un’istituzione ingessata e chiusa nella sua “sicumera”, ma una casa aperta e accogliente, dove il vento dello Spirito era lasciato entrare e soffiare.

Vi confesso che sento un’indicibile nostalgia di quel popolo di nomadi che era uscito da quella casa grande… Mi manca un po’ di Vento che accompagna il pellegrino, che si è fatto comodo e sedentario. Per fortuna, quel bambino con il suo ditino provocante è sempre lì in agguato: è già entrato nelle nostre chiese con la sua domanda: “Chi è quello lì?” e attende risposte vere!


Così come è entrata anche un’altra bambina.
Quel giorno aveva un volto triste e le lacrime le correvano sul viso. Non capivo. Doveva fare, a giorni, la prima comunione e pensavo che quell’esperienza accomunasse tutti i ragazzi in una sorta di sentimento di contentezza ed euforia. “Perché piangi?”, le chiesi, aspettandomi una sorta di dramma tipicamente bambinesco o una sciocco capriccio di nessun valore.
“Don Giorgio, perché? Il mio papà la chiesa non lo vuole”. Qualcuno deve averle detto qualcosa circa la comunione ai risposati… e lei ha messo sulle sue fragili spalle il peso insopportabile dell’esclusione!
E chi lo porta quel peso? A dieci anni, poi…
Provai a spiegare, ma le parole faticavano ad uscire: quando c’è troppo da spiegare, c’è qualcosa che non va.
Anche con lei mi chinai e le presi le mani, emozionato e ormai silenzioso. Cosa dirle? Lei si accorse del mio imbarazzo e mi segnò con un fendente che arrivò diritto al cuore: “E tu don? Tu lo accogli il mio papà?”.
Sono passati ormai alcuni anni da quel giorno memorabile per me. Da allora ho cercato di aprire porte e cuore, a rischio anche di essere preso per ingenuo e anche col pericolo che ci sia chi si fa beffe e ne approfitti. Quante resistenze affiorano ancora, quante durezze. Ma non dimentico e chiedo al Signore il dono della memoria, perché ricordi, cioè si riaccenda il cuore con quella domanda intrigante: “E tu don? Tu accogli?”.
E’ un impegno infinito quello di sentirsi coinvolti e responsabili delle immagini che diamo della Chiesa. Della Chiesa e del volto di Cristo! E il prete non può far altro che questo: altroché incensi e liturgie fumose; altroché benedizioni e tagli dei nastri; altroché scartoffie e burocrazie pompose. Altroché! C’è lo sguardo di quella bambina e quella domanda sempre pungente che urge e impone di aprire la porta di casa e di accogliere; che invita a spalancare gli occhi e scoprire le continue e nuove povertà; che impone atteggiamenti che non tradiscono il volto di Cristo con pesanti esclusioni.
E a proposito di sguardi, come dimenticare il viso delicato di un’altra piccola e la sua voce dolce, ma penetrante? “Chi mi parlerà di Gesù?”
Era preoccupata perché i grandi le avevano detto che tornavo in Italia dopo anni di Brasile. Mi ripeté ancora la domanda, nella sua lingua, aggiungendo una parola “pesante”: “Chi mi parlerà sommessamente di Gesù?”.Me lo chiese con una parola difficile da rendere in italiano, perché è una sintesi di “delicatezza e tenerezza, di amabilità e affetto, unito pure anche a una voce che non grida, perché moderata e benevola”. Tante cose veramente in un termine. Diventai rosso in viso. Anche con lei mi chinai per non perdere il sospiro di testamento che mi stava affidando: dovevo portarlo nel mio ministero di prete e di uomo quel modo d’essere che una piccola mi stava consegnando. Non so cosa le dissi in quel momento. C’era poco da dire e invece molto da interiorizzare: una vera responsabilità, visto che per lei era stato importante il mio modo di essere. Un vero dono colto da una piccola che mi veniva rimesso nelle mani come una responsabilità ora che era stato manifestato.
Vi confesso che mi fece felice quell’espressione.
E quando ci ripenso, ancora di più: parlare di Dio “sommessamente”, senza clamori altisonanti. Non è esitazione né resa, ma è “suave” come me lo disse lei, nella sua lingua materna. Perché del mistero di Dio possiamo solo balbettare e con molto pudore. Dio è sempre al di là delle nostre comprensioni e parole.
Al di là e mai da rinchiudere nei nostri recinti di comprensione. Dio è al di là, perché l’amore non può essere sbandierato, perché il silenzio lascia parlare il cuore, perché le relazioni nascono sottovoce.
Mi invocava quella bimba di non nascondermi mai dietro al vuoto di clamori assordanti né dentro ad affermazioni roboanti che possono fare chiasso, ma son piene di nulla. Ecco allora, eccomi qui, eccomi a voi cari amici di Bussolengo.
Dopo 15 anni con voi è arrivato il momento di “cambiar i cavalli”.Mi si chiama ad andare a percorrere altre strade, E’ per questo che mi sono permesso di svelarvi il “segreto” scritto sopra: sono quei tre bambini che hanno ispirato il mio essere tra voi. Veri profeti che hanno segnato la mia vita e lasciato il segno nel mio essere prete e uomo tra voi.
Me lo chiedo sempre ogni volta che i genitori mi portano un bambino per battezzarlo: quando verso l’acqua, quasi spontaneamente affiora al mio pensiero l’interrogativo che si poneva la gente davanti al piccolo Giovanni Battista: “Che sarà mai questo bambino?”. Quelle tre creature sono state maestri autentici nel mio ministero bussolenghese. Le porto con me nel nuovo servizio affidatomi. Se volete, lascio un po’ dle loro “spirito” anche con voi: cosa ne dite, vi va?
Buon cammino Bussolengo!
Ps: Ah, dimenticavo: anche voi, ciascuno di voi ha lasciato il segno nella mia storia. E vi assicuro che un segno per 15 anni, ogni giorno, marca la vita… corre il rischio di lasciare il solco e di diventare incancellabile e indimenticabile!
Grazie, amici bussolenghesi: che Dio benedica la vostra bontà seminata nella mia vita.              A Dio!

 

Corso fidanzati


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22-09-2019: inserito modulo iscrizione Corso fidanzati

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20-12-2018: IV incontro 
Catechesi Avvento
 
14-12-2018: celebrazione nel VI anniversario di don Fabiano

12-06-2018: pubblicato "Incontro con Mons. Zenari"

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Foto e film"

14-03-2018: spostato "S. Salvar 2017", SS. Quarantore 2017" e "Catechesi 2017" in
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