Parrocchia di S.M.Maggiore
feriale 8.30 19.00
festive 7- 8.30-10-11.15 19.00
festiva 12.30 (in Inglese)
prefestiva 18.00

Parrocchia di Cristo Risorto
feriali 8.30
giovedì 19.008
prefestiva 19.00
festive 8.30-10.00-11.15 18.00

Santuario Perpetuo Soccorso
feriale 6.30 - 7.30 - 9.00 19.00
prefestiva 19.00
festive 6.30-8.30-10.00-11.30 19.00

Parr. di S.G.Battista
feriale 8.00
prefestiva 19.00
festive 8.00-10.30

Chiesa di San Rocco

Chiesa di S.Valentino

Chiesa di San Salvar

Centro Anziani IPAB
sabato 16.30

Cappella Ospedale
Domenica e festività 9.30

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iete venuti appositamente a visitarmi. La notizia era troppo importante e non l’avete voluta lasciare alla freddezza di un messaggino e nemmeno a una telefonata che, seppur riscaldata da voci che si comunicano, rimane pur sempre distaccata. Avete aspettato con pazienza che rincasassi. Appena entrato, ho letto nei vostri occhi il sorriso della vita che già si era annidata nel grembo. “Aspettiamo un bambino”, è stata la conferma di Francesca. E ancor prima che la voce mi arrivasse, già i miei occhi stavano accarezzando incantati il grembo gravido. Un silenzio di meraviglia e poi il sorriso e poi: “Che bello” e poi … le mani che prendono più spazio delle parole e diventano abbraccio capace di esprimere sentimenti di festosa amicizia, profondi e unici e indescrivibili.
Che spettacolo di dolcezza. Ormai la vostra vita è segnata visibilmente e per sempre dal mistero di una nuova  esistenza che arriva ad allietare l’umanità.
Dicono che il volto stesso di una donna in attesa è particolare e che c’è qualcosa di incancellabile ad accompagnare i mesi di gravidanza. Non so se sia vero. Vero è certamente che l’attesa è attesa! E che deve essere tempo particolare e fecondo perché il germoglio è segno di primavera ormai incipiente e parla di un inverno freddo e buio già messo da parte: il ramo del mandorlo che mette le gemme canta la venuta della novità, anche se le tracce del freddo inverno sembrano non volersene più andare. Un bimbo che viene è speranza per tutti, anche per chi si ostina a chiudersi e a ritenere che i segnali di morte sono troppo forti e invincibili. E invece… “Viva la vita”.
Sei in dolce attesa, Francesca: un tempo si usava sempre questa espressione quando una donna viveva il periodo della gestazione. Si dice ancora? In ogni caso rimane l’attesa, una “tensione verso” , perché c’è un oltre che ci sorprende e certamente ci stupisce. Guai quando la vita non sorprende e stupisce più! Guai!
L’attesa è nella vita. Ed è nella vita di tutti che nasce l’attesa, perché non ci basta l’ordinarietà, ma abbiamo bisogno di un di più; e ci riscalda dentro l’anima un desiderio che ci fa dire che di solo quotidiano, di solo ragionamento, di solo lavoro non si può vivere e non ci fa andare avanti. Siamo ben più grandi di questo, ci mancherebbe altro! L’uomo, la donna sono un “essere in cui è piantato un qualcosa che ci fa andare oltre, una scintilla di eternità, un frammento di divino”.  E quanto è necessario che la scintilla d’eternità accenda la fiamma della vita, che in tanti, troppi si va spegnendo!
E sei anche in dolce compagnia, Francesca! Sia perché dentro di te sta maturando un’altra vita (che meraviglia! Più di tutti te ne dai conto!); sia nel senso che sei ora solidale all’immenso gruppo delle donne che diventano anche mamme (vi immagino tutte immensamente orgogliose di un “titolo” che mai si riduce a banale fregio, ma conserva invece l’altezza di essere collaboratrici dirette di Colui che ha e dà la vita!); e sia anche nel senso che, come te, ci sono state delle figure che hanno segnato, con la loro gravidanza, la storia biblica. Ne prendo solamente due di donne che con la loro attesa gravida hanno offerto una dinamica della grazia  della vita.
Una era matura e l’altra giovanissima. Una è Sara, la sposa di Abramo: non aspettava più nulla dalla vita, ormai, se non di vivere gli ultimi scampoli di un’esistenza a fianco del suo Abramo. Vita da signora, sì, ma senza la gioia della maternità, preclusa dalla sterilità che l’aveva condannata anche all’ironia di tanti, al sarcasmo delle sue domestiche, alla vergogna nel suo cuore rabbuiato.
E invece, in un angolo sconosciuto della terra, a Mambre, e in un giorno qualsiasi, una visita inaspettata la sorprende. Sono tre “personaggi particolari e strani” che si fermano a parlare con il suo Abramo, mentre lei rimane nella tenda a continuare il suo quotidiano tessere l’esistenza della famiglia e della tribù. E’ la curiosità che le fa tendere l’orecchio e ascoltare un’inedita promessa: “Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio”.
Un figlio? Ride Sara: che sia perché non crede agli ospiti? Che sia per prendersene gioco e prenderli in giro? Che sia per l’emozione che il cuore non riesce a contenere o per la sorpresa che la fa scoppiare? Ride Sara! E poi, via con i nove mesi di un  ventre che lievita e che dà una novità insperata e prende il posto di una vecchiaia melanconica.
Sara, nascosta dietro la tenda, ha incontrato Dio! E’ stata lei a preparargli i cibi che il suo sposo aveva ordinato per rendere concreta l’accoglienza: Sara ha nutrito Dio! Ma in fin dei conti, è stato Dio che l’ha nutrita. Perché Dio viene quando non te lo aspetti, ti sorprende, ha doni inediti, ti trasforma e ti rende fecondo. E’ lui che rende capace di donare vita quando ormai si pensa di non esserlo più e di non aver più nulla da dare. L’impossibile diventa possibile nelle mani di Dio! E Sara ride: il suo sorriso prende volto e carne nel figlio Isacco che nasce.
Anche Maria attende! Anche lei, la piccola Maria, la giovinetta ricca della sua spumeggiante adolescenza, è travolta dalla sovrabbondanza  della grazia. Anche lei, la vergine, ingravida, “perché nulla è impossibile a Dio”! E canta la venuta di un Figlio: tutto è dono, tutto è Grazia, il mondo è rinnovato quando si apre ai prodigi del Misericordioso, i poveri non sono espulsi, anzi, hanno vita nella mano di Dio, in quanto i ricchi superbi hanno i loro progetti rovinati e buttati all’aria. E l’impossibilità umana diventa possibile, anzi addirittura benedizione sovrabbondante. Una vera rivoluzione che si incarna con la nascita del Dono sovversivo di Dio, Speranza dell’umanità.
Anche per Maria un Figlio, così come per Sara e per te, Francesca, un bambino. E’ la vita che non è stanca di venire e di rinnovarsi. La luce si riaccende ogni volta che una creatura nasce. La Speranza lancia la sua sfida e lo stupore fa spalancare occhi e cuore.
Francesca, Sara, Maria: tre donne del quotidiano che covano un futuro di pace e una semente di vita ed eternità nel loro corpo. Grazie!
Il Dio che viene, anche Lui Figlio di donna, ma congiunto a seme di Spirito d’Amore, si è degnato di entrare in questo cammino di attesa: la Madre lo ha atteso, l’umanità lo attende, io, tu, la nostra comunità di Bussolengo lo aspetta e lo accoglie. E’ la Speranza contro ogni mancanza di speranza. E’ il nostro grande Destino che ci apre a un incontro ancora e sempre inaspettato.
Cristo è vicino, sta alla porta e bussa! E’ alla periferia della nostra abitazione, del nostro paese. Sta lì, alla porta, anzi: è Lui la porta, è la breccia nel muro e ci sollecita ad abbattere tutti i muri.
Cosa aspettiamo a usare appieno il verbo basilare dell’accoglienza? Perché non dire a tutti e a tutto, a Dio e a ogni creatura: “Vieni”?
Diciamolo alla persona amata, ma anche all’estraneo; agli uomini importanti e ai diseredati, ai saggi e ai poveri di cui il mondo è pieno: “Vieni”.
In questa ospitalità universale certamente troveremo il senso dell’Avvento e del Natale. 

 

Buon Avvento, buona attesa e … buona entrata di Colui che viene a nascere tra noi!

 

Catechesi
Avvento 2018



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Catechesi Avvento

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25-11-2018: pubblicato ordine del giorno del prossimo consiglio pastorale

08-09-2018: pubblicato programma Corso fidanzati con modulo iscrizione

12-06-2018: pubblicato "Incontro con Mons. Zenari"

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Circolo NOI