Parrocchia di S.M.Maggiore
feriale 8.30 19.00
festive 7- 8.30-10-11.15 19.00
festiva 12.30 (in Inglese)
prefestiva 19.00

Parrocchia di Cristo Risorto
feriali 8.30
giovedì 19.00
prefestiva 19.00
festive 8.30-10.00-11.15 19.00

Santuario Perpetuo Soccorso
feriale 6.30 - 7.30 - 9.00 19.30
prefestiva 19.00
festive 6.30-8.30-10.00-11.30 19.00

Parr. di S.G.Battista
feriale 8.00
prefestiva 19.00
festive 8.00-10.30

Chiesa di San Rocco

Chiesa di S.Valentino

Chiesa di San Salvar

Centro Anziani IPAB
sabato 16.30

Cappella Ospedale
Domenica e festività 9.30

Home


 

  

ra una bellissima giornata, regalata dal buon Dio per andare in montagna a camminare. Me la stavo godendo, attimo per attimo, ubriacandomi di bellezza che, quasi, gli occhi e il cuore non riuscivano a contenere. E facevano a gara, occhi e cuore, a chi era più felice e a cantare lo splendore da cui venivano aggraziati. Sì proprio una grazia. E le gambe diventavano sempre più pigre: indugiavano per permettere alla mente di cogliere i particolari. Anch’essa voleva divertirsi e immergersi  nella meraviglia.  
Davanti a quel panorama, i piedi stessi si fermarono risoluti e mi imposero la contemplazione. La visione del panorama non era solamente quella là in fondo, distante distante, ma si restringeva sempre più fino a focalizzarsi su una stella alpina. Per vederla bene dovetti inginocchiarmi e… pregare. Mi scoprii a guardare come un bambino e aperto all’ascolto come un innamorato.  E l’ascolto era traboccante di silenzio.  
Non so quanto tempo trascorse, perché anch’esso divenne relativo: relativo al cuore, relativo alla bellezza e al silenzio, relativo allo sguardo dell’anima. Ma incombeva anche il ritorno a valle, purtroppo. Ripresi la discesa lenta lenta. Sul sentiero ogni tanto ero raggiunto da chi risaliva e superato da chi era più lesto a scendere. A tutti devo il saluto di buon cammino! Salutai anche due forsennati che scendevano a rotta di collo, decisamente sul sentiero più per correre che per ammirare. Forse fu la voce, forse la mia sagoma, in ogni caso si fermarono bruscamente per salutarmi, sorpresi di scoprirmi sullo stesso sentiero. Scambiammo due parole e li raggiunsi con una battuta: “Correndo così,  avete goduto della stella alpina che avete appena passato?”. Non so se afferrarono il sentore della mia domanda e se furono colpiti dalla sottile ironia che accompagnava le parole. Ripresero a correre!
C’è un solo modo per conoscere un fiore, ma anche una persona e poi una città, ma anche Dio e un povero: inginocchiarsi e guardare da vicino. Anche le ferite.
I bambini, grandi poeti che sanno sempre meravigliarsi davanti a tutto e tutti, fanno così. Ne ho appena avuto esperienza: una mattinata alla scuola materna diventa maestra di semplicità e di umanità. Si avvicinano i piccoli, ti girano la faccia perché li guardi negli occhi, ti gridano negli orecchi per essere ascoltati, ti vogliono attento e concentrato su di loro. E poi, guardano, vedono ogni particolare, ascoltano e interiorizzano anche se noi li pensiamo distratti o dissipati. Sorprendenti addirittura nel cogliere l’essenziale e riferirlo con frasi profonde. “Gesù diventa Pasqua” ha risposto Beatrice, una bimba di 5 anni, alla sua insegnante che chiedeva cosa succede dopo i giorni della quaresima. Quale sintesi più alta del mistero cristiano? Si scomodano parole altisonanti, i teologi scrivono trattati, i preti fanno prediche noiose… e ti salta fuori un piccolo che con una battuta dice tutto: “Gesù diventa Pasqua!”. Formidabile. D’altra parte era il modo con cui Gesù guardava e vedeva il cuore: senza seduzione e mai con violenza, per cui anche le parole che uscivano dalla sua bocca fioccavano lievi e mai di pietra scagliate per far male, anche quando parlava in modo fermo ai suoi avversari. Ricordate quando raccontava le parabole del buon grano e della zizzania? I servi fissavano lo sguardo sul male e vedono le erbacce, mentre il signore del campo vede il buon grano che sta maturando: “L’erba cattiva? Non strappatela perché rischiereste di rovinarmi la spiga di grano!”.
A Gesù e a tutti quelli che hanno il coraggio di fermarsi e inginocchiarsi per vedere il fiore e il grano che cresce; a coloro che non cadono nella tentazione di chiudere gli occhi o di lamentarsi con pretesto che tutto è grigio e che la città e i volti delle persone ormai sono foschi; ebbene a Gesù e a tutti costoro che amano più la luce che il buio e per cui il bene conta più del male… solo a Gesù e a questi può capitare di amare veramente!
Solo a Gesù e a queste anime grandi si aprono gli spazi della speranza!
Solo a Gesù e a tutti quelli che gli somigliano è dato di aprirsi alla fiducia e possono celebrare la Pasqua.
Sì, sì la pasqua con la “p” minuscola è scritta  sul calendario di tanta gente e magari sarà oggetto di auguri e occasione di pranzi. Ma quanto vuoto, però!
La Pasqua con la “P” maiuscola è un’altra cosa! E’ Gesù che insieme a tanti come lui che si fermano, hanno compassione, vedono tante Maddalene piangere e chiedono: “Donna, perché piangi?”.
Gesù l’ha fatta in un giardino questa domanda. Le icone ce lo rappresentano mentre si scansa e quasi si schernisce per non essere toccato, ma a me piace pensarlo in un atteggiamento più umano, mentre Lui stesso tocca, stringe le mani di quella ragazza che piange per amore. E ancor di più, lo vedo in ginocchio davanti a quella sofferenza, perché il Dio-Gesù-Risorto è sempre sensibile al dolore e si lascia toccare e attraversare dalla sofferenza delle sue creature amate. Ecco la Pasqua della sofferenza vista e vinta. Anzi, il Risorto l’ha portata con sé nella Risurrezione: non l’ha disprezzata, né sprecata, né dimenticata, né buttata…
Gesù diventa Pasqua” perché vede, si ferma, ha compassione, tocca, fascia le ferite. E vuole i suoi discepoli con lui a fare altrettanto: devono imparare cosa vuol dire che “Gesù diventa Pasqua” perché si interrogano sulle cause della sofferenza e, come Lui, si fermano e danno risposte senza correre via. La velocità della corsa produce cecità e, spesso, indurisce il cuore perché quando non si vede, non si conosce, e quando non si conosce si resta indifferenti e non si ama. Che triste quando le persone sono ridotte a problemi e non si scorge in esse una fessura dell’Eterno. Gesù diventa Pasqua” è invece la rivelazione propria del bambino che scopre l’amore che vince l’indifferenza; che impara a rispondere al male con il bene; che è capace di meravigliarsi quando vede i genitori che si baciano perché poi scoprirà che dietro questo palpita il mistero della fedeltà; che si rallegra per la riconciliazione dopo un litigio e che scopre che nel vocabolario della vita può entrare il verbo del perdono. Gesù diventa Pasqua” ha detto la piccola Beatrice, e mentre ascoltavo la sua fulminante intuizione scorreva nella mia memoria una canzoncina cantata da bambini e adulti in terra brasiliana. Tradotta, più o meno fa così:


 


CINEFORUM 2018





Aggiornamenti

22-04-2018: aggiornato  "Omelie"

22-04-2018: aggiornato "Calendario"

21-04-2018: aggiornato "Liturgia della parola"

08-04-2018: pubblicato ultimo numero di "Come il Pane"

04-04-2018: pubblicato ordine del giorno del prossimo consiglio pastorale

14-03-2018: spostato "S. Salvar 2017", SS. Quarantore 2017" e "Catechesi 2017" in Archivio

25-02-2018: pubblicato resoconto finanziamenti Circolo NOI