Parrocchia di S.M.Maggiore
feriale 8.30 19.00
festive 7- 8.30-10-11.15 18.00
festiva 12.30 (in Inglese)
prefestiva 18.00

Parrocchia di Cristo Risorto
feriali 8.30
giovedì 19.00
prefestiva 18.00
festivo 8.30-10.00-11.15 18.00

Santuario Perpetuo Soccorso
feriale 6.30 - 7.30 - 9.00 19.00
prefestiva 19.00
festive 6.30-8.30-10.00-11.30 19.00

Parr. di S.G.Battista
feriale 8.00
prefestiva 19.00
festive 8.00-10.30

Chiesa di San Rocco

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elle chiese antiche si nascondono autentici misteri. I secoli si incaricano di conservarli finché, per un colpo di fortuna, qualche curioso ricercatore non arriva a ricevere un regalo insperato.
La nostra chiesa di S. Valentino conserva preziosi segreti che tanti e tanti pellegrini, passati di qui lungo i secoli, hanno lasciato e ce ne hanno fatto dono. Quanti artisti hanno scritto la loro fede su quei muri negli affreschi che la testimoniano; quanti maestri costruttori hanno disegnato e poi innalzato il loro credo insieme ai sassi e alla calce che mantiene salda la struttura; quanta gente semplice ha voluto mettere sudore e fiato dalle fondamenta fino  all’ultima tegola … E poi, quanti sono entrati, hanno sostato, si sono rinfrancati e riposati, quanti hanno pregato e affidato a Dio attraverso il santo Protettore, gioie e speranze della loro quotidianità!
Il santo Protettore … Il nostro S. Valentino … La sua chiesa e i misteri che, come dicevamo, gelosamente conserva … E i curiosi … Uno di questi sono proprio io, lo confesso: mi piace curiosare, ricercare, non accontentarmi. Quella volta, la
fortuna aiutò l’ardita curiosità!

Non so come, ma mi capitò tra le mani un documento assai antico. Non so in che modo arrivò fino alla chiesa di Valentino: forse qualcuno proveniente da Terni che l’aveva ricevuto da un non ben identificato discepolo del nostro Santo, sta di fatto che durante gli ultimi lavori di ristrutturazione mi venne tra le mani.
Non vi dico l’emozione quando aprii la pergamena e cominciai  a leggere: “Beatus cuius Deus adiutor eius, qui custodit veritatem in saeculum …” Santo cielo, cosa mi era capitato tra le mani? Inutile che continui a proporvi qui il manoscritto in latino. Provo a darvene una traduzione fedele, perché anche voi possiate rendervene conto. Ah, dimenticavo di dirvi che, appena srotolai la pergamena, immediatamente corsi alla fine per capire se ci fosse una firma o qualcosa che mi facesse risalire all’identità dello scrivente. Purtroppo, come capita in tanti manoscritti antichi, le parti finali e iniziali spesso sono le prime che se ne vanno. C’era solo  un “Gratia vobiscum! Saluto vos ego Lucius, qui scripsi testamentum hoc” (la grazia sia con voi! Io, Lucio, che ho scritto questo testamento, vi saluto).
Ma ripartiamo dall’inizio, da quelle battute iniziali che vi ho riportato in latino. Il testo diceva: “Beato chi ha per aiuto il Signore! Il Signore è fedele per sempre, rende giustizia agli oppressi, dà il pane agli affamati, libera i prigionieri, ridona la vista ai ciechi, protegge lo straniero, sostiene l’orfano e la vedova”. E poi continuava:  “Io ho scoperto durante la mia intensa e dedicata vita che questo Dio fedele e liberatore si è manifestato a me. E’ un Signore esigente e soprattutto appassionato e sempre vicino ai poveri e per questo mi sono lasciato toccare e convertire da questo amore preferenziale per i più piccoli ed emarginati. Ne ho fatto il senso della mia vita!
I poveri, dunque, sono la mia ricchezza, l’unica che ho, la più preziosa che mi ha arricchito. Questa è l’unica eredità che lascio a tutti coloro che mi hanno conosciuto, come pure a coloro che sentiranno parlare di me e del mio amore per il Vangelo.
Ho cercato di mettere in pratica ciò che Gesù mi ha insegnato. Sono infatti suo indegno discepolo. Come Lui e con Lui mi sono reso conto che l’uomo è fragile e debole, prima che peccatore: Gesù si fermava, vedeva, toccava. Gesù ha sempre restituito dignità a tutti. Lo faceva concretamente e senza grandi proclami: la sua mano ha restituito l’uomo alla sua integrità. Io ho sempre cercato di fare la stessa cosa: certo, restituire salute è difficile, ma sempre si può restituire umanità! Una volta, in verità, Dio mi ha permesso di fare un segno; c’è chi lo chiama miracolo: ho rimesso in piedi un ragazzo ricurvo su se stesso, la cui vita si stava spezzando. Ma quello è stato solo un segno esteriore che non deve incantare. Incanta invece la guarigione più profonda, quella che ha permesso ai genitori di quel ragazzo di diventare  cristiani ed incontrarsi con il Vangelo che dà vita.
Non mi sono mai lasciato corrompere né sviare dall’oro! Sono stato Vescovo di una comunità che, come Gesù, si avvicinava al bisognoso, accogliendolo come uomo e come donna e mai per i titoli e fregi che lo caratterizzavano. Che bella la Chiesa quando non ha niente, né argento né oro, ma sa passare vicino all’umanità dolente, portando con sé un’ombra che copre e ristora, ed è per questo memoria del Sole di Dio che dà vita!
Questa è l’eredità che lascio a chi vuole diventare discepolo dell’unico Maestro. E’ eredità di commozione e di compassione! Come può un discepolo del Signore non “muoversi verso e andare fuori di sé”? Come Gesù e con Gesù ho cercato di riconoscere tutte le varie forme di povertà: quella della mancanza di cibo quotidiano, quella della limitazione del fisico, quella che riguarda gli affetti e le relazioni, quella che abbruttisce l’anima e il pensiero, quella che chiude nell’ignoranza, quella . . .
Sono entrato in questa situazione e ho provato compassione! Proprio come l’unico Maestro. Ho “sofferto con”, ma non per pietà, bensì per solidarietà; non per amore della sofferenza, bensì per combatterla.
Quante cose mi hanno affascinato del Vangelo (anch’esso sia la mia eccellente eredità), ma una in particolare mi ha illuminato e consolato: quando il Re mi chiamerà a giudizio insieme con tutti i popoli, non mi chiederà conto dettagliato della mia vita, ma si soffermerà a gioire per le cose buone della mia vita; non passerà in rassegna le mie fragilità, ma aprirà il cuore ricordando la bontà che ho seminato. Che bello il Dio del Vangelo, quello di Gesù per intenderci, che non guarda con il dito puntato verso di me, ma apre lo sguardo attorno a me per considerare la porzione di lacrime e il drappello di fratelli e sorelle che mi sono stati affidati. E rimarrà stampato per sempre nel suo cuore ogni gesto di consolazione da me messo in atto, ogni parola di riconciliazione pronunciata, ogni bicchiere d’acqua fresca posto durante il viaggio della vita, ogni mano stretta per infondere coraggio. Anche questo lascio in eredità: un Dio che non rimane arrabbiato per le mie debolezze, ma che si illumina eternamente di ogni bene messo in atto, perché non è fatto a misura del peccato, ma dalla benedizione con cui protegge i nostri giorni”.
Mi accorgo solo ora, rileggendo e traducendo con voi la pergamena, che il nostro scrittore Lucius, verso la fine dello scritto presenta chiaramente l’identità di colui di cui si è definito discepolo. Ne descrive quasi il ritratto: “Statura decens, vultu honorabilis, facie vetustus, corde laetus, consilio sapiens, ore iucundus, moribus compositus, atque in omni opere Dei strenuus”. Pennellate veloci per dirci che il suo aspetto esteriore e soprattutto interiore lasciava trasparire onorabilità e letizia; i suoi atteggiamenti conservavano graziosità e tenerezza; il suo comportamento era composto e gioioso. In ogni caso e in tutto era orientato a Dio e tutti coloro che lo incrociavano si sentivano attratti verso Dio! Mancava solo il nome scritto! Ma chi mi impedisce di ritenere fermamente che non fosse qui riportato il testamento del nostro Valentino, e che Lucius fosse un pellegrino, suo discepolo, che l’aveva conosciuto e che aveva riportato in questo manoscritto lo spirito e l’anima che sempre mosse il nostro Patrono?
A comprovare la mia intuizione sovvengono le ultime parole: “A nessuno di voi che leggete queste mie parole verrà chiesto di compiere miracoli, come a me è stato chiesto di fare quando ho liberato il giovinetto Cheremone dal legame del demonio che lo rendeva curvo e idropico. Verrà invece chiesto a tutti di prendersi cura. A nessuno verrà chiesto di guarire i malati, ma di visitarli e sostenerli nella malattia e nella sofferenza, questo sì. Perché Dio lega l’eternità della sua vita alla temporalità dell’amore: a un pezzo di pane dato all’affamato; a un anziano accudito con premura; a un figlio problematico custodito in un silenzioso eroismo; al familiare in crisi ascoltato senza clamori e con tanta pazienza; al vicino sopportato o aiutato in un momento di ordinario bisogno; a una pace ripristinata dopo la pazzia di averla dilaniata e fatta esplodere.
Questa è esigente bellezza del Vangelo! Questa è modalità concreta per rendere gloria a Dio! Infatti: Soli Deo Gloria!
Ancora incredulo di aver avuto tra le mani un documento di valore incomparabile, commosso lo offro a tutta la cara Bussolengo.
Grazie, Valentino! Il tuo è un testamento incredibilmente vitale e rivoluzionario!

 

 

 

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