Editoriale del parroco
(luglio 2010)
NELLA CHIESA CON CORAGGIO
Carissimo rappresentante del nuovo Consiglio Pastorale Parrocchiale, sei stato eletto. Complimenti!
Forse per la prima volta entri a far parte di un “gruppo della chiesa” e ti senti un po’ a disagio perché adesso “sei dalla parte di qua”.
Finora eri uno che veniva a messa e le tue orazioni te le facevi con regolarità, ma non ti era mai capitato di entrare in qualche organizzazione. Anzi, te ne guardavi bene. Persino gli avvisi della domenica li ascoltavi con un certo distacco, sufficienza, o addirittura, “sbuffando” visto che “il prete parla sempre per quelli là, i soliti”. Ora sei entrato tra quei “soliti” e questo ti mette un po’ a disagio.
Anche per chi viene da un altro mandato, la rielezione può essere stata tollerata come “un impegno che potevo proprio non prendermi! Potevo essere più fermo con me stesso e… con il prete!”.
In ogni caso, eccoci qua: benvenuti e buon cammino!
Non ci sarà tanto tempo per malinconie, ripensamenti, piagnistei.
Ci sarà invece bisogno di coraggio, quello sì. Se vuoi far parte integrante di una chiesa-coraggio, ci vuole proprio il tuo contributo. Sì, perché o la chiesa si mette su questa strada, oppure interesserà sempre di meno e sempre più a uno sparuto gruppo di nostalgici.
E il coraggio viene innanzitutto da Dio. Ripartiremo da Lui allora.
E il coraggio ci immette tra gli uomini con stile nuovo. Ripartiremo da loro allora.
Vedremo insieme cosa può voler dire ripartire da Dio (è l’unico davanti a cui ci dobbiamo mettere in ginocchio. La nostra non può essere una chiesa che si curva dinanzi a poteri o potenti, ricchezze o ricchi. Se ci mettiamo in ginocchio davanti agli uomini è per chiedere perdono per le paure, le colpe che commettiamo e le omissioni che ci caratterizzano).
E vedremo insieme cosa vuol dire ripartire dall’uomo: dobbiamo sempre più imparare ad essere chiesa del grembiule (secondo una felice espressione di un grande vescovo); chiesa che ascolta e che tende l’orecchio al di là degli steccati che si creano e si innalzano (sempre di più e più alti possibile); chiesa di pace (e che contesta la “pace” falsa che spesso si vende nei supermercati di pacifismi e di guerrafondai che imbrogliano e ci confondono con proposte che puzzano e producono solo morte. Vale la pena ricordare che Gesù “non ci dà la pace come la dà il mondo”).
I giovani si aspettano, magari inconsciamente e senza capacità di esprimerlo, di essere spronati a scoprire cosa vuol dire appartenere alla chiesa e non solo perché la comunità offre loro spazi di ritrovo al sabato sera o durante il periodo estivo nei Grest o campiscuola, ma perché si aspettano che si dia loro indicazione concreta di come tradurre tutto questo in incontro con la Parola e scelte di volontariato.
Carissimo e carissima, come vedi abbiamo bisogno di te.
La comunità parrocchiale guarda a te e al tuo impegno, al tuo stile, alla tua sensibilità. Aspetta tue proposte.
Ma vuol essere anche ascoltata dalla tua presenza e attenzione nel cogliere segni, inquietudini, speranze.
Da te si aspetta entusiasmo (ah, non dimenticare che questa parola è tanto ricca: vuol dire: “essere in Dio”) e gioia di vivere ed essere cristiano.
Mi permetti di chiederti un’ultima cosa? Visto che sei una persona del quotidiano e che te ne intendi della vita perché vivi in un mondo concreto e immersa nei suoi problemi, aiutaci a partire sempre dalla realtà delle donne e degli uomini d’oggi, dai bisogni e dalle grida che salgono dalla terra, non per fermarci ad esse in un’azione di sapore consolatorio fine a se stessa, ma per renderci sensibili, leggerla a partire dal Vangelo e dunque tentare di penetrarla con l’occhio della fede.
Fatto questo, senza la presunzione di risolvere tutto (magicamente magari), sarà importante e bello offrire umili piste di condivisione. Tornare alla realtà coinvolgendo il più possibile tutta la comunità sarà rispondere al mandato che ci è stato affidato.
Sarà facile riscoprire così la bellezza dell’essere chiesa e farla gustare anche a tanti altri che invece ne hanno perso il sapore, magari perché l’hanno vista ridursi ad agenzia di culto o l’hanno finora sperimentata come supermercato del sacro.
Buon cammino a te.
Ah, sappi anche che non sei da solo, anche per il tifo e la preghiera di chi ti ha scelto.
Con affetto, don Giorgio