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oveva apparire sicuramente solenne agli occhi non distratti dei pellegrini che arrivavano a Bussolengo: entravano in paese per rifocillarsi, quanto bastava, per poi ripartire verso la meta. Parlo della grande crocifissione affrescata sul lato destro della Chiesa di San Valentino.
Anche a chi accorreva alla fiera, doveva presentarsi accogliente.
Ma non solo: la fede di chi arrivava per la festa del santo Valentino veniva toccata e sollecitata. D’altra parte, parliamo del mistero della donazione del Cristo sulla croce, attorniato da Maria, da Giovanni, dalla Maddalena, da un vetusto abate Macario. Chiaro che non poteva mancare il nostro Valentino.
Anch’io ogni volta che passo da quelle parti mi attardo e mi godo ciò che il genio di Martino alla fine del 1300 ci ha donato. E ringrazio!
Lo sguardo corre veloce sull’affresco nell’intento di riconoscere i personaggi. Poi si sofferma su ciascuno quasi a voler capirne i sentimenti.
Ci pensa l’austero Macario a spogliare l’arroganza di chi si avvicina: la sua benedizione incoraggia ad avvicinarsi al Mistero.
La dignità della Madonna invita ad avere sentimenti di adorazione per il dono che il Figlio fa della sua vita: riecheggiano le note dello “Stabat Mater”. Silenziosamente e religiosamente le ascolti e ti immergi nel Mistero.
Il pianto della Maddalena, inginocchiata ai piedi della croce mentre la abbraccia, richiama il dolore di tutta l’umanità. Dolore che sale su quel legno per essere abbracciato e assunto dal Morente. Ogni timore residuo è vinto e ti senti fiducioso ad abbandonarti al Mistero.
Il giovane discepolo Giovanni, unico tra gli intimi del Maestro che non è fuggito, ci infonde coraggio e sprona a non soccombere davanti al dubbio, alla paura, alla morte. Con lui il cuore si riscalda e ti lasci affascinare dal Mistero.
Valentino non poteva proprio mancare, visto che si voleva definire l’identità del nostro Paese a chi arrivasse. Lo sguardo è penetrante ma non duro. E’, piuttosto, invitante quasi a voler spronare la fiducia. Anche il nostro Patrono ti invita a riconoscere il Mistero!
Ti senti interrogato dalla sua figura imponente, ma soprattutto dalla coerenza di vita che tutti ben conosciamo. Uomo di Dio! Uomo per gli uomini!
E la sua domanda: “Che senso ha la tua vita, o pellegrino? Dove poni la tua fiducia, o uomo?”, oltre che andar diritta al cuore del viandante, rimbalza verso la risposta, l’unica possibile: il Cristo in croce!
Le braccia spalancate; il sangue raccolto dagli angeli, un corpo che per essere “bello” non ha bisogno dei parametri del modello perchè ha i criteri del dono; il capo e i piedi che non indicano l’inizio e la fine, ma segnano le coordinate dell’eternità di un amore smisurato.
L’attenzione si posa infine sul volto del crocefisso.
Un volto sofferente “senza apparenza né bellezza” che nell’affresco addirittura è sfigurato a causa del degrado della pittura. Riesce, però, a guardarci con commozione e affetto. E non ci lascia tranquilli.
In lui, tutta l’umanità si specchia e si riconosce:
lì scorgiamo i volti di giovani disorientati perché non incontrano il loro posto nella società, frustrati dalla mancanza di opportunità di lavoro e di trasformazione della realtà in cui vivono;
volti di bambini, colpiti a volte addirittura da povertà materiali o spirituali prima della nascita; impediti di realizzarsi a causa di abilità mentali o fisiche, compromesse in modo irreparabile, che li accompagnano per tutta la vita;
volti di operai, spesso non ben remunerati, ormai impossibilitati a difendere i propri diritti;
volti di gente illusa e delusa da politici che promettono e non compiono, intenti più a curare propri interessi o a trarre giovamento da brighe di bassa lega che protesi al bene comune;
volti impauriti a causa della violenza che giornalmente colpisce in modo indiscriminato;
volti angustiati di papà e mamme che han perso il lavoro e non sanno dove sbattere la testa per garantire il pane quotidiano alla loro famiglia;
volti sofferenti di donne non accolte e perfino costrette a vendersi per vivere;
volti stanchi dei tanti immigrati che non incontrano accoglienza e vengono discriminati;
volti invecchiati dal tempo e segnati dalle rughe della fatica di lavori non sempre dignitosi;
volti di licenziati per le dure esigenze di crisi economica e di modelli di sviluppo che sottomettono i lavoratori e le loro famiglie ai freddi calcoli della finanza;
volti...
Valentino, nell’affresco, ha in mano due strumenti che l’hanno sostenuto strenuamente durante il ministero di vescovo: il pastorale e la Bibbia. Ce li offre!
Con il pastorale intende indicarci la strada del servizio e della disponibilità. Instancabile, percorreva le strade quotidiane del bisogno della gente semplice, sempre pronto a servire la verità e il bene.
Con la Bibbia ci dà la chiave di lettura per interpretare la vita, leggendo i segni del tempo che stiamo vivendo con gli occhi di un Dio amico e appassionato del suo popolo.
Al Santo Patrono ogni bussolenghese, soprattutto nel tempo della fiera, chiede di ritornare a stimolare con tenera fermezza le coscienze:
“Svegliaci da sonni troppo tranquillizzanti.
Provocaci ad alzare gli occhi per guardare senza timore il Volto del Crocifisso.
Squarcia il velo dell’indifferenza da sguardi accomodanti
per scorgere in quel Volto le fattezze di tanti esseri umani
che, seppur creati a immagine e somiglianza del Creatore,
continuano nella loro carne a portare i segni
e gli sfregi che il Cristo ha sofferto.
E vieni a visitarci, Valente protettore di Bussolengo!”
Buona Fiera.
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Agg. al 24-12-2011
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